"Attenti ai rom famosi di Viterbo, quelli che rubano i bambini, perché stanno arrivando anche nei paesi". Il messaggio Whatsapp che sta facendo il giro della Tuscia ma è un fake
Centro storico Viterbo - Di Giovancarlo
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VITERBO - Il rischio è di creare una vera fobia. 

VITERBO – La notizia della donna che ha cercato di portare via un bambino di due anni qualche giorno fa in piazza del Comune nel capoluogo ha creato un certo scompiglio presso l’opinione pubblica. La polizia l’ha arrestata domenica mattina in piazzale Gramsci e questo ha fatto emergere che era già nota alle forze dell’ordine e quattro giorni prima aveva lanciato uno schermo di un computer contro una dottoressa al Pronto Soccorso di Belcolle, mentre era in preda a un raptus. 

Ma c’è chi sta soffiando sulla paura che la notizia ha generato e gioca su vecchi cavalli di battaglia come “i rom ruba bambini”. In queste ultime ore è arrivato praticamente sugli smartphone di tutti, o quasi, i residenti del Viterbese un messaggio Whatsapp che rischia di creare una vera e propria fobia. 

“Ho mio padre maresciallo di polizia a Viterbo purtroppo i rom questi famosi di Viterbo che girano e portano via i bambini si stanno spostando anche nei paesi. A loro è capitato di fermarli ma non hanno paura di niente e di nessuno, agiscono alla luce del sole, davanti a tutte le persone e con una velocità incredibile e una furbizia incredibile. Questo messaggio per dirvi di stare attenti che si stanno spostando anche nei paesi piccoli. Massima attenzione al parco e a scuola”. Questo il testo. 

L’ancoraggio di questo messaggio di paura è il fatto di cronaca dei passati giorni della donna che ha cercato di rubare il bambino. Peccato che, a quanto ci risulti sia una persona con problemi mentali. Cavalca un pregiudizio ormai datato: quello che attribuisce a un’etnia (i rom in questo caso) uno specifico gesto immorale e criminale come il rapimento di bambini. Poi c’è il riferimento ai “rom questi famosi di Viterbo” che punta a fare sembrare la minaccia reale. Quindi l’enfasi: “agiscono con furbizia incredibile”. Sembra di trovarsi davanti a un testo di Goebbels sugli ebrei. Quindi la dichiarazione della minaccia: “Si stanno spostando anche nei piccoli paesi”. 

C’è poi un dettaglio: “Mio padre maresciallo di polizia”. Un grado che non ci risulta esistere.

Visto il discreto panico che questo tipo di messaggio, diffusosi a macchia d’olio nelle chat di scuola, gruppi sportivi e altro, sta generando e non essendoci conferme di una situazione del genere (descritta in maniera grottesca) da parte delle autorità di controllo del territorio riteniamo opportuno segnalare pubblicamente come fake questa informazione. 

La prudenza sui minori è sempre opportuna e la vigilanza su luoghi sensibili come scuole e parchi deve essere sempre massima. Ma un’opportuna attenzione non deve essere fatta scadere nel panico e nella paura attraverso diffusione di messaggi non veri. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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