
VITERBO – Da quaranta anni c’è una realtà che lavora in prima linea per dare sostegno ai giovani più fragili sul territorio della Tuscia. Si chiama Associazione Murialdo e si occupa di ragazzi attraverso una casa famiglia e un centro pomeridiano. Abbiamo intervistato la responsabile Diana Di Monte.
Da quaranta anni sul territorio, di cosa si occupa associazione Murialdo?
“Noi accogliamo minori con fragilità educative. Ci sono situazioni di grandi fragilità che gestiamo all’interno di una casa famiglia per minori. Attualmente ci sono sei ragazzi, tutti allontanati dal Tribunale dei Minori per situazioni molto gravi. Negli anni abbiamo avuto ragazzi abusati in casa o che hanno vissuto in case con i genitori coinvolti in situazioni di criminalità pesante. Chi arriva in casa famiglia arriva perché nella sua casa d’origine c’è una situazione fortemente problematica. La casa famiglia offre un ambiente protetto dove il ragazzo possa costruirsi un futuro. Poi abbiamo un centro pomeridiano dove accogliamo 24 ragazzi. Lavoriamo sulla socializzazione, sull’educazione in collaborazione con le famiglie. Poi facciamo parte del tavolo distrettuale dell’affido, chi è interessato all’affido può contattarci per iniziare un percorso. Nel centro pomeridiano facciamo attività didattiche e laboratori di giochi, calcio e attività di socializzazione”.
Quale la cosa più complicata per voi educatori?
“Un educatore deve rimanere in contatto con le proprie emozioni, soffrirne anche e continuare ad andare avanti. Ci emozioniamo tanto per i successi dei nostri ragazzi ma anche soffriamo con loro per le fragilità che vivono”.
Come mediate i rapporti tra loro?
“I ragazzi sono fantastici e hanno risorse incredibili. Bisogna mediarli perché si trovano in situazioni di fragilità ma imparano a sostenersi a vicenda”.
Come interagite con il territorio?
“I ragazzi vivono da noi ma frequentano le scuole, fanno sport e quindi siamo in collaborazione con altre associazioni di volontariato, l’amministrazione pubblica, gli altri centri educativi”.
Un sogno per il futuro dell’Associazione?
“Abbiamo un progetto per ristrutturare la casa famiglia e puntiamo in due anni di sistemarla tutta. Un sogno alla lunga è invece quello di non dovere più esistere, significherebbe che i ragazzi stanno bene nelle loro case”.
Per l’intervista video segui la sezione video della pagina Facebook La Fune.


















