Aspromonte superstar
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VITERBO - Basta guardare le immagini di come è stato portato in trionfo dai suoi per capire tutto di questa storia. La città di Viterbo ti deve un grazie capo-trasporto Aspromonte. 

(Foto Maurizio Di Giovancarlo) VITERBO – Che coraggio ci vuole per prendere “il comando” del Trasporto e il posto di un capofacchino stratosferico come Sandro Rossi a una manciata di giorni dal tre settembre? La risposta è stata data dalla storia. Ci vuole il coraggio di Luigi Aspromonte. 

Quanto accaduto in questo Trasporto 2024 non è una roba da poco. Trovarsi al debutto di una nuova Macchina e senza capofacchino (Rossi è stato colto da infarto meno di una settimana fa) è una qualcosa che rischia di complicare molto le cose. Quando i Facchini si sono trovati in questo stato hanno guardato a “Giggi”, così lo chiamano. 

Lui ha messo subito le cose in chiaro: “Non sono il capofacchino”. Così è nata, in questo settembre 2024, la figura del capo-trasporto. E’ stato chiamato a ricoprire il ruolo dal consiglio direttivo del Sodalizio e da tutte le guide. Però a lui non è bastato, ha voluto un’investitura anche dal basso, proprio dal gruppo dei Facchini che glielo hanno confermato con un “sì” gridato.

Poi ha parlato con tutti e li ha guidati. Calma, attenzione, conoscenza tecnica del Trasporto hanno permesso che tutto andasse bene. Tutti hanno notato l’attenzione di questo uomo, il suo rispetto per i ruoli di tutti e l’attaccamento umano che prova. “Il mio amico Baffino mi diceva che un giorno avrei portato la Macchina, aveva ragione”. Queste le parole di Aspromonte all’arrivo sul sagrato della basilica.

Basta guardare le immagini di come è stato portato in trionfo dai suoi per capire tutto di questa storia. La città di Viterbo ti deve un grazie capo-trasporto Aspromonte. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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