Ascenzi: "Vi racconto come è venuta al mondo Gloria"
Ascenzi
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Per capire qualcosa di più su Gloria, l'attuale Macchina di Santa Rosa, siamo andati “nell'uovo”; lo studio dell'ideatore Raffaele Ascenzi in piazza del Gesù.

Per capire qualcosa di più su Gloria, l’attuale Macchina di Santa Rosa, siamo andati “nell’uovo”; lo studio dell’ideatore Raffaele Ascenzi in piazza del Gesù. E quanto questo spazio abbia giocato un ruolo nel processo creativo ce lo racconta lo stesso architetto, mentre ci fa accomodare su un soppalco fantastico; dove siamo circondati da bozzetti bellissimi e ultraprecisi di Gloria. Parlando viene fuori un mondo e scopriamo anche che il volto della statua di Santa Rosa, posto in cima alla “campanile che cammina” è stato modellato su quello di Elvira, la figlia di cinque anni di Raffaele.

Qui è nata l’ultima Macchina di Santa Rosa, come è accaduto?

“Prima di iniziare qualsiasi lavoro ho un metodo mio di procedere che parte dalla creazione dello spazio. Presa la decisione di impegnarmi nella progettazione di una Macchina, con cui partecipare al concorso del Comune, sono venuto in questo spazio e ho iniziato a lavorarci. Ho sempre bisogno del lavoro manuale per concentrarmi bene su cose delicate e sofisticate. Così, in attesa dell’idea, ho iniziato a faticare. Ho creato lo spazio che l’avrebbe portata alla luce e così è stato. La mia mente funziona come quella di un pescatore, attendo. Poi l’idea è arrivata con un’immagine che si è messa al centro dei miei pensieri: il reliquario che contiene il cuore di Santa Rosa. Da lì è venuto fuori tutto il resto”.

Quanto ci ha lavorato sopra?

“Cercare di progettare una Macchina è un lavoro senza tempo, che sta al di fuori del tempo. Non ci sono orari, giorni. Mi ha aiutato tantissimo il luogo che avevo preparato e la musica di Vivaldi da cui deriva il nome Gloria e che avrò sentito centinaia di volte durante la progettazione. Fondamentale è stato l’apporto di Luigi Vetrani, abbiamo lavorato gomito a gomito per tantissimi giorni. Lui ha sviluppato l’elaborazione grafica in tre dimensioni del progetto. Questo ci ha permesso di vedere la Macchina nei minimi particolari da subito. Ma quello che stava prendendo forma presentava anche un problema: tutto troppo complicato per essere realizzato nei tre mesi canonici in caso di vittoria. Poi un incontro mi ha aperto una prospettiva tecnica che ci ha convinto ad andare avanti”.

Di che si tratta?

“Non avevo mai sentito parlare di stampanti in tre dimensioni. Un giorno l’ingegnere viterbese Dario Donato mi raccontò di queste straordinarie macchine. Mi balenò in mente di realizzare una Macchina di Santa Rosa interamente stampata, superando anche il discorso del traliccio interno. Successivamente comprendemmo che una serie di questioni tecniche e burocratiche, legate a questioni di sicurezza sulla tenuta, non avrebbero permesso di percorrere questa strada. Però avevamo capito che le nuove tecnologie di lavorazione dei materiali potevano permetterci di realizzare nei tempi stretti anche una Macchina piena di dettagli come Gloria. Di fatto così è stato e nel momento della costruzione sono stati utilizzati macchinari ad alta precisione per “scolpire” il polistirolo”.

Qual è il messaggio di Gloria?

“Ho voluto ideare una Macchina capace di essere sintesi delle diverse architetture che l’hanno preceduta e al tempo stesso riuscisse a omaggiare i facchini, protagonisti e custodi per secoli della tradizione del Trasporto. Per questo ho inserito la figura del “facchino ancestrale” alla base. Però il centro di tutto è il cuore di Santa Rosa, presente strutturalmente attraverso la riproposizione modulare del reliquario. Al centro di ogni reliquario, lì dove c’è il cuore, esce una luce che viene dall’interno della Macchina. Alla base, dentro le i vasconi, le preghiere dei viterbesi raccolti durante l’anno. E’ come se la luce arrivasse da queste preghiere, da questa fede che simbolicamente diventa il cuore della festa”.

Quante preghiere sono state raccolte lo scorso anno? Dove finiscono?

“Migliaia. Tutte sono state portate in processione con il Trasporto e poi collocate in un cassone sotto al corpo della santa. Quando Gloria finirà i suoi trasporti tutte le preghiere saranno custodite al suo interno”.

Il volto della statua della Santa è stato notato da molti per la sua dolcezza. Come ci è riuscito?

“Volevo che nell’anima di questa Macchina ci fosse la presenza di una parte di me. I volti di tutti gli angeli riprendono quello di mia moglie Valeria. Il volto della statua della santa è quello di mia figlia Elvira. Questo sul piano emotivo è qualcosa di molto forte per me ma soprattutto mi ha permesso di mettere in cima a Gloria una statua della santa che abbia quella dolcezza che solo i bambini riescono a trasmettere”.

Che novità avete previsto per quest’anno?

“Una maggiore illuminazione degli angeli, avranno dei braccialetti luminosi sul braccio destro. Questo ci permetterà di dare più illuminazione. Inoltre le ali e le vesti degli stessi sono state ricoperte di uno speciale lucido che ne aumenterà la brillantezza”.

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