
Fotografia: Federico Manganello
VITERBO – Chiamatela teca, struttura, come volete. Immaginatela grande, da uscire sopra le mura a Porta Romana, e pensateci dentro la Macchina di Santa Rosa. Così il più importante simbolo della tradizione viterbese sarebbe visitabile 365 giorni all’anno.
A lanciare l’idea è Raffaele Ascenzi. Non se ne vuole intestare la paternità e ricorda che la prima volta l’ha letta all’interno di libri di relazione a un ciclo di convegni voluto da Silvio Cappelli. Però ci tiene a darle forza, a metterla al centro, perché la reputa interessante e opportuna e capace di sbloccare una situazione, quella del Museo delle Macchine, ferma sempre al chiodo.
“Realizzare questa nuova realtà sarebbe un progetto appetibile anche per architetti di fama internazionale – dichiara Ascenzi -. Andrebbe realizzata tenendo un lato apribile, in maniera da fare uscire la Macchina per il Trasporto, e studiando un sistema che possa permettere di vedere dentro quando lo si decide e oscurare la vista negli altri momenti”.
“Anche perché credo – continua l’architetto – che basterebbe introdurre un biglietto per permettere di vedere la Macchina all’interno e in un anno i costi sarebbero ripagati. Mi immagino anche un ascensore a servizio della struttura che possa permettere ai visitatori di salire fino a quaranta metri e godere di un colpo d’occhio interessante sui tetti del centro storico”.
Un’operazione che permetterebbe inoltre a Palazzo dei Priori di risparmiare ogni anno dal bilancio la cifra impegnata necessariamente per il montaggio e lo smontaggio della Macchina. Ma c’è di più. “La teca – continua Ascenzi – rappresenterebbe una sorta di tappa zero, un amo nel pieno del centro storico per spingere i turisti a visitare il Museo delle Macchine di Santa Rosa che credo starebbe bene alle ex cave Anselmi. Un posto che si presta ma un po’ fuori mano rispetto al centro”.


















