Arsenico - E' necessaria una road map, Michelini batti un colpo!
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Quando Viterbo uscirà dall'emergenza arsenico? C'è una strada precisa su cui la città verrà guidata nei prossimi mesi o è ancora tutto in alto mare? Intanto la gente non ne può più.

Benvenuti nella terra dell’acqua all’arsenico. File di persone alle casupole, gente rassegnata che l’acqua del rubinetto, anche se fuori parametro, se la beve. Il voto di un anno fa e la promessa numero 5, fatta dall’attuale sindaco Leonardo Michelini. E’ la quinta promessa di un elenco in dieci punti che l’allora sfidante del primo cittadino in scadenza, Giulio Marini, individuò come tappa strategica de ‘I dieci punti per un’impresa possibile’.

“Azioni specifiche volte alla soluzione del problema arsenico nelle acque, di concerto con l’Università e con le strutture regionali”, questa la parola data da Leonardo Michelini. In un anno di mandato forse è troppo chiedere conto: è stato veramente risolto il problema? E’ però giusto chiedere: a che punto siamo? L’amministrazione Michelini ha elaborato un piano con tappe precise per portare il capoluogo della Tuscia fuori da questo problema gravissimo? A onor del vero non ci risulta, per questo chiediamo al sindaco di convocare quanto prima una conferenza stampa per raccontare ai cittadini a che punto siamo.

Se Michelini & Co. non avessero ancora un piano nero su bianco, chiediamo di comunicarlo ugualmente e di dire con precisione entro quando l’avremo. La differenza tra un sogno e un qualcosa di concreto è una data, ed è proprio una data quello che chiediamo. Una data per capire quanto i viterbesi dovranno ancora attendere.

Ai nostri concittadini ci sentiamo di dire una cosa: quello dell’arsenico nelle acque dei rubinetti è un problema che in dieci anni è stato risolto in tutta Italia, salvo che nel Lazio. Non l’hanno risolto le giunte regionali che si sono susseguite dal primo allarme dell’Unione Europea (correva l’anno 2014) e sono quelle Storace, Marazzo, Polverini e Zingaretti. Non l’ha risolto la Provincia di Viterbo di Marini, Mazzoli e Meroi. E’ stato in silenzio il Comune di Viterbo sotto le guide di Giancarlo Gabbianelli, Giulio Marini e oggi Leonardo Michelini. 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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