
“L’arte ha lo scopo di porre l’attenzione sul presente attraverso la produzione di metafore, smascherando le finzioni che inquinano l’immaginario pubblico”. Marco Trulli annuncia la nona edizione di Cantieri d’Arte. Una mostra che arriva (casualmente) proprio a pochi giorni dall’ennesima tragedia dei mari che ha visto morire più di 700 persone per il ribaltamento di un barcone. L’inaugurazione è giovedì 23 aprile alle 17.30 al Biancovolta (via delle Piagge 23, Viterbo).
Cantieri d’Arte da anni ha sviluppato una ricerca che pone l’accento sulle relazioni tra pratiche artistiche, spazio pubblico e cittadinanza attraverso mostre, camminate, conferenze e residenze artistiche. Questa edizione segna una nuova configurazione del progetto Cantieri d’Arte che diventa laboratorio di ibridazione tra pratiche urbane ed artistiche. Un progetto che si inserisce nel filone del progetto La Ville Ouverte, un progetto nazionale dell’Arci, curato dallo stesso Marco Trulli. In programma iniziative di arte pubblica che impattano tutto il territorio nazionale: da Lampedusa a Reggio Emilia.
Cantieri d’Arte si inserisce a pieno titolo all’interno di questo percorso mettendo in mostra i video di 8 artisti provenienti dal Mediterraneo. Video, sia performativi che documentari, che raccontano e focalizzano le tensioni del mondo e dei confini che dividono i popoli, ma anche video che raccontano di come la politica imponga la pianificazione dello spazio senza tenere conto delle esigenze delle persone che ci vivono.
Cantieri d’Arte è un progetto a cura di Marco Trulli organizzato dall’associazione culturale Percorsi. In questa nona edizione con il sostegno economico della provincia di Viterbo e il patrocinio della Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo (Bjcem). I video resteranno in mostra fino al 26 aprile. Il 3 maggio poi ci sarà la seconda parte del programma di Cantieri d’Arte con la Jane’s Walk a Santa Barbara: una passeggiata che vuole affrontare i temi della pianificazione urbana.
Il video BADminton è un’opera dell’artista palestinese Khaled Jarrar. Descrizione: Israele e Cisgiordania, divise da un’alta muraglia, edificata nel 2002. Simbolo delle infinite tensioni che attraversano quell’area calda, il muro diventa qui una “rete” per una partita di badminton. Si gioca senza guardarsi in faccia, nell’assurda distanza che trasforma pochi metri di terra in una soglia infernale. Khaled Jarrar sfida Jeremy Hutchinson, anche lui artista, mettendo in scena un paradosso drammatico, legato alle dinamiche dei territori palestinesi e ai concetti di potere, di interdizione, di sacrificio delle libertà personali.


















