
VITERBO – I dati Arpa indicano la presenza nell’aria di quantità significative di diossina e policlorobifenili. In relazione all’incendio che si è verificato il 4 giugno 2025 a Viterbo, presso la facoltà di Agraria dell’università della Tuscia, l’ARPA Lazio ha installato nella stessa mattina del 4 giugno un campionatore per il monitoraggio della qualità dell’aria, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze chimiche inquinanti.
Le procedure standard in occasione di incendi prevedono la ricerca di diossine, IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e PCB (policlorobifenili), in quanto si tratta delle sostanze che generalmente possono formarsi a seguito di eventi di questa natura.
Gli esiti delle analisi sono stati tempestivamente condivisi con l’autorità sanitaria e successivamente pubblicati e diffusi attraverso i canali dell’ARPA Lazio nell’ottica di garantire trasparenza e il più ampio accesso alle informazioni ambientali.
Per indicazioni su questioni di natura sanitaria e su comportamenti da seguire in conseguenza dell’incendio è necessario fare riferimento alle comunicazioni ufficiali del Comune di Viterbo.

Le analisi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente forniscono dati chiari che però vanno contestualizzati e in qualche modo “tradotti” per assicurare la comprensione da parte del cittadino. Pertanto pubblichiamo le note con cui viene data spiegazione dei livelli di sostanze pericolose verificate nell’aria a seguito dell’incendio alla Facoltà di Agraria dell’Unitus.
“Per quanto riguarda le diossine – spiega Arpa Lazio – non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. L’OMS, nel documento quality guidelines for Europe 2000, stima concentrazioni di tossicità equivalente di diossine e furani in ambiente urbano pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni superiori a 0,3 pg/m3 indicano la presenza di una fonte di emissione localizzata, ovvero significano che l’incendio ha effettivamente generato diossina.
Tra gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene è l’unico composto per il quale il decreto legislativo n. 155/2010 prevede un valore limite come concentrazione media annua pari a 1 ng/m3, tuttavia tale limite, appunto in quanto media annua, non è direttamente confrontabile con i valori misurati in occasione di incendi, e viene riportato solo come riferimento informativo.
Nemmeno per quanto riguarda i Policlorobifenili (PCB) esistono limiti normativi. Il già citato documento OMS indica che le misure di concentrazione in area ambiente danno risultati estremamente variabili oscillanti tra 3pg/m3 (in siti non industirali) e 3.000 pg/m3 (in siti industriali o aree urbane).
Le analisi sulla qualità dell’aria verranno ripetute anche nei prossimi giorni.


















