
VITERBO – Al Pilastro, quando la sera cala e le luci si accendono, non è solo un trasporto in miniatura: è il cuore di una comunità che batte attraverso i suoi bambini. Ieri, sabato 30 agosto, con il 53° trasporto della Mini Macchina di Santa Rosa, “Armonia Celeste” ha sfilato tra ali di folla, applausi e commozione.

Piccoli facchini, con il volto serio e gli occhi che brillavano, hanno portato sulle spalle più del peso materiale: hanno portato la speranza di una città intera. Guidati dal capo facchino Angelo Loddo, i ragazzi hanno mosso i primi passi nel solco di una tradizione che non conosce età. “La macchina si porta con il cuore” – ha detto Loddo – e mai come ieri il cuore era giovane, puro, quasi disarmante nella sua forza.

Ogni tappa del percorso è stata un intreccio di emozioni: l’omaggio alla memoria di don Enzo Aquilani, padre della festa, il ricordo degli amici scomparsi, il pensiero rivolto ai bambini che vivono la guerra o affrontano giorni difficili in ospedale. “Questo trasporto è anche per loro” ha ribadito Loddo, e in quel momento l’“Armonia Celeste” sembrava brillare di una luce più alta, capace di attraversare distanze e sofferenze.
Il presidente del comitato, Stefano Caciola, ha ricordato che dietro questa magia ci sono organizzazione, visite mediche, volontari, protezione civile e vigili del fuoco. Ma la cornice non basta a spiegare la sostanza: il Pilastro si è stretto attorno ai suoi piccoli facchini come una grande famiglia, custodendo la tradizione e consegnandola al futuro.

Così la Mini Macchina ha fatto il suo cammino: non solo un trasporto, ma un rito collettivo, dove fede e identità si fondono. E guardando i bambini che reggevano Armonia Celeste, Viterbo ha ritrovato il senso più autentico della festa di Santa Rosa: la certezza che, finché ci saranno spalle piccole pronte a sostenere quella luce, la città continuerà a vivere unita, forte e capace di speranza.


















