Arena: "Tra i positivi c'è chi si rifiuta di fornire nomi di parenti e amici con cui è stato a contatto. Un comportamento da incoscienti"
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VITERBO - La pericolosità di questi comportamenti è disarmante e rappresenta una minaccia per la salute di tutti e un aiuto importante per il virus nella sua azione di diffusione. 

VITERBO – “Alcuni positivi al Coronavirus non collaborano con le strutture sanitarie per la ricostruzione dei contatti avuti di recente.
Questo è un comportamento da incoscienti”. E’ lo sfogo affidato ai social da parte del sindaco del capoluogo Giovanni Arena.

Cresce il numero dei contagiati e la crescita dei contagi è da giorni un’amara costante nel Viterbese. Eppure non tutti sembrano avere preso sul serio la pandemia. C’è chi minimizza, chi ritiene che i pericoli siano solo per i più fragili e se ne frega, chi ha il cervello diluito in teorie complottiste vecchie e nuove. 

Poi abbiamo chi si rifiuta, divenuto positivo, di indicare nomi di parenti e amici con cui è venuto a contatto. Questo perché magari teme di procurargli problemi sul lavoro, il che vale soprattutto per gli autonomi, e di altra natura. 

Un fenomeno che esiste, di cui parlano in molti da tempo ma che è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dal sindaco Arena. La pericolosità di questi comportamenti è disarmante e rappresenta una minaccia per la salute di tutti e un aiuto importante per il virus nella sua azione di diffusione. 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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