Arcionello, l'elfo Antonello Ricci torna a Fosso Luparo
ricci
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VITERBO - Lui, il protagonista della battaglia per dare al capoluogo della Tuscia un vero spazio verde, riappare lì dove tutto era iniziato.

VITERBO – Quella appena trascorsa è stata la settimana del ritorno di Antonello Ricci al Parco dell’Arcionello. Lui, il protagonista della battaglia per dare al capoluogo della Tuscia un vero spazio verde, riappare lì dove tutto era iniziato.

Correva il quinquennio 2003-2008. Il Comitato Salviamo l’Arcionello fermò il cemento e aprì una prospettiva che ancora oggi è rimasta sospesa. Viterbo il suo parco ancora non ce l’ha ma negli ultimi mesi si sta verificando un fatto nuovo: i viterbesi si stanno prendendo il loro parco. Punto, senza dire altro.

E l’anima di quell’esperienza è tornata a vibrare, l’uomo che ha portato il cuore di quel movimento tra la gente ritorna sulla scena. Oggi tutto è cambiato rispetto a quel quinquennio e quella partita non chiusa può essere giocata buttandola in rete. Il ritorno di Ricci all’Arcionello nell’era dei social è un messaggio potentissimo. E’ un nuovo terremoto nella coscienza, risvegliata anche dal Covid, tra i cittadini. 

“Sono tornato a Fosso Luparo e devo essere sincero: mi sono commosso. Sentieri puliti e comodamente percorribili e una capillare costellazione di umili-preziosi manufatti dell’economia quotidiana, del lavoro di un tempo riportati in luce con pazienza e cura da volontari. Abbiamo incontrato, ed era un giorno feriale, piccoli gruppi gironzolanti (la loro curiosità solleticata dal “rumore” dei social) alla ricerca del Trullo e della Tartaruga. Così mi sono sorpreso a pensare che proprio per questo, nel quinquennio 2003-2008, avevamo combattuto la battagalia per l’Arcionello: nella convinzione che al di là di ogni riconoscimento giuridico il parco di Viterbo ci fosse già e che sarebbe bastato solamente volerlo vedere.

E che dove non hanno potuto voluto arrivare l’inerzia burocratica e una certa ignavia politica sono arrivati invece un pugno di cittadini mossi soltanto da entusiasmo, divertimento e amore. Associazioni e privati che stanno ripulendo l’area, ritrovando e mappando. Un esempio di spirito civico e di civiltà”. Scrive così Ricci. E queste parole sono già un nuovo grido di battaglia per molti. 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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