Arcionello, il parco scomparso nella burocrazia e nell'indifferenza
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VITERBO - Di fatto di Arcionello si è smesso di parlare. Hanno smesso di farlo tutti. Anche Antonello Ricci, che con il suo movimentismo l'idea di un parco era riuscito ad affermarla nell'immaginario collettivo. Sono scomparsi tutti i consiglieri comunali, tanto di maggioranza quanto di opposizione, che dovrebbero lavorare per mantenere viva e far proseguire quella prospettiva e invece forse neanche ricordano quel sogno di cambiare in parte il volto di Viterbo.

VITERBO – Parco dell’Arcionello chiuso nel silenzio e nell’indifferenza. Era il 4 dicembre 2014 quando La Fune dava la notizia della presentazione del piano d’assetto, con relativa perimetrazione.

Giudicavamo, probabilmente con grande ingenuità, il momento come “un giorno importante che potrebbe aprire un ritorno in pista del parco regionale. Un polmone verde a poche centinaia di metri dal centro di Viterbo che fino a oggi è rimasto muto, quasi scomparso dal dibattito cittadino”.

Ed effettivamente dopo quel giorno tutto è rimasto come era. Viterbo non riesce ad avere il suo parco a due passi dal centro della città. Uno spazio che sarebbe importante e aiuterebbe a tratteggiare un nuovo profilo, di maggiore vivibilità, per un capoluogo dove si è forse più pensato a costruire palazzi che alla vita di chi sarebbe andato ad abitare i quartieri. Con il risultato di realizzare una città e quartieri di valore molto limitato rispetto agli standard della vita contemporanea. Una città che vale poco, con case che valgono poco. Anche magari quando vengono vendute a parecchio.

L’Arcionello irruppe sulla scena in epoca Giancarlo Gabbianelli. Ricorderanno tutti l’intenzione dei privati di costruire nella porzione di Pian di Cecciole dando in cambio un’area verde attrezzata all’uso collettivo. Grandi passeggiate firmate Antonello Ricci e l’idea di un grande parco a dominare la scena.

Dopo tutto questo arrivò la legge regionale, caldeggiata dal tandem Nando Gigli-Giuseppe Parroncini, che diede all’Arcionello l’etichetta di parco regionale. Etichetta, fino a oggi, rimasta vuota. La Regione indicò la Provincia di Viterbo come ente gestore, dando incarico di realizzare proprio quel piano di gestione di cui dicevamo nel dicembre 2014. Quindi un nuovo passaggio in Regione e infine a Palazzo dei Priori.

Ma di fatto di Arcionello si è smesso di parlare. Hanno smesso di farlo tutti. Anche Antonello Ricci, che con il suo movimentismo l’idea di un parco era riuscito ad affermarla nell’immaginario collettivo. Sono scomparsi tutti i consiglieri comunali, tanto di maggioranza quanto di opposizione, che dovrebbero lavorare per mantenere viva e far proseguire quella prospettiva e invece forse neanche ricordano quel sogno di cambiare in parte il volto di Viterbo.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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