
VITERBO – Dare alla città capoluogo un parco degno di questo nome. Da qui parte l’appello de La Fune agli amministratori locali, affinché in questa situazione di convivenza con l’emergenza Covid e consapevolezza dei rischi pandemia nel mondo venga percorsa una strada importante ma abbandonata da troppo tempo.
La riflessione da aprire è sul verde pubblico nella città di Viterbo e l’assetto urbanistico della stessa, portato avanti negli anni senza idea e visione dell’esigenza di andare a realizzare una realtà capace di dialogare in maniera positiva con la contemporaneità. L’area del parco possibile è però rimasta lì ed è ancora, fortunatamente, una realtà potenziale. In questa foto di copertina la mostriamo in tutta la sua bellezza, una grande striscia di verde che corre sotto via Belluno e apre verso la montagna.
Parco o tabù? Che cosa è l’Arcionello? Sarebbe più appropriato chiedersi “che cosa ne è di quello che dovrebbe essere il vero parco del capoluogo”? Tutto è rimasto nella nebbia, nel limbo. L’area verde più grande di una città di 60mila abitanti resta Pratogiardino che, con tutto il rispetto, potrebbe andare bene come parco di un piccolo paese.
Il tema del verde è destinato a irrompere prepotentemente nel dibattito pubblico e politico dei prossimi mesi e anni. La pandemia Covid-19 e la quarantena vissuta, con lo spettro necessario di essere chiamati a convivere a lungo con il virus, hanno cambiato la percezione dei cittadini e anche l’idea di come vivere.
Viterbo non è strutturata per la nuova normalità e questo inevitabilmente produrrà attriti sociali e problemi. La città ha bisogno di un’area verde importante, come poteva e può essere il Parco Regionale dell’Arcionello. Ne sono prova le aree verdi, poche e piccole, del territorio che in questi giorni sono prese d’assalto. Con grandi concentrazioni di persone e problemi di distanziamento sociale da rispettare.
La Fune chiede al consiglio comunale, a chi è chiamato ad amministrare Viterbo, di prendere atto dell’importanza della questione e di portare il tema al centro del dibattito e anche delle decisioni di spesa dei soldi a disposizione o da prendere in prestito o richiedere ai livelli amministrativi superiori. Ci rivolgiamo a ogni consigliere comunale perché intervenga, si esprima e formuli delle prospettive praticabili.
Era il 4 dicembre 2014 quando La Fune dava la notizia della presentazione del piano d’assetto, con relativa perimetrazione. Giudicavamo, probabilmente con grande ingenuità, il momento come “un giorno importante che potrebbe aprire un ritorno in pista del parco regionale. Un polmone verde a poche centinaia di metri dal centro di Viterbo che fino a oggi è rimasto muto, quasi scomparso dal dibattito cittadino”.
Ed effettivamente dopo quel giorno tutto è rimasto come era. Viterbo non riesce ad avere il suo parco a due passi dal centro della città. Uno spazio che sarebbe importante e aiuterebbe a tratteggiare un nuovo profilo, di maggiore vivibilità, per un capoluogo dove si è forse più pensato a costruire palazzi che alla vita di chi sarebbe andato ad abitare i quartieri. Con il risultato di realizzare una città e quartieri di valore molto limitato rispetto agli standard della vita contemporanea. Il tutto aggravato dalla conoscenza con le pandemie. Una città che vale poco, con case che valgono poco. Anche magari quando vengono vendute a parecchio.
L’Arcionello irruppe sulla scena in epoca Giancarlo Gabbianelli. Ricorderanno tutti l’intenzione dei privati di costruire nella porzione di Pian di Cecciole dando in cambio un’area verde attrezzata all’uso collettivo. Grandi passeggiate firmate Antonello Ricci e l’idea di un grande parco a dominare la scena.
Dopo tutto questo arrivò la legge regionale, caldeggiata dal tandem Nando Gigli-Giuseppe Parroncini, che diede all’Arcionello l’etichetta di parco regionale. Etichetta, fino a oggi, rimasta vuota. La Regione indicò la Provincia di Viterbo come ente gestore, dando incarico di realizzare proprio quel piano di gestione di cui dicevamo nel dicembre 2014. Quindi un nuovo passaggio in Regione e infine a Palazzo dei Priori.


















