Arcionello, i viterbesi hanno visto il parco e la svolta è all'orizzonte
Riserva Naturale Valle dell'ArcionelloViterbo
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VITERBO - Eppure il parco è lì e, complice il Covid-19 e le trasformazioni dettate nella vita di tutti, gli occhi di molti viterbesi hanno iniziato ad aprirsi. Così sono cominciate le passeggiate, sempre più frequentate, su strada Monte Pizzo e le incursioni escursioni nell'area verde. 

VITERBO – “Il parco è sempre stato lì, bastava vederlo”. Così ha parlato, in queste ore, il Zaratustra Antonello Ricci tornando a guardare l’Arcionello. Ha sottolineato quanto noi de La Fune stiamo cercando di mettere in evidenza da mesi: Barco, Murialdo e Cappuccini sono quartieri cresciuti a ridosso di un bene preziosissimo e finora snobbato: un parco cittadino dalla bellezza capace di migliorare in maniera netta la qualità della vita dei residenti. 

Un parco che non esiste perché la politica locale non è riuscita a portarlo a casa. C’è un riconoscimento regionale ma di fatto tutto è rimasto in sospeso. Eppure il parco è lì e, complice il Covid-19 e le trasformazioni dettate nella vita di tutti, gli occhi di molti viterbesi hanno iniziato ad aprirsi. Così sono cominciate le passeggiate, sempre più frequentate, su strada Monte Pizzo e le incursioni escursioni nell’area verde. 

Sempre più viterbesi e sempre più associazioni che hanno iniziato a pulire, mappare, scoprire antichi manufatti e scorci sorprendenti. I social hanno fatto da amplificatore a tutto questo e l’immaginario collettivo cittadino sta subendo una modifica importante nella direzione della consapevolezza del parco dell’Arcionello. 

Ora manca l’ultimo miglio: la politica che inseguendo la società civile, come sempre accade, prenda atto e normalizzi, definendola, la situazione. Siamo pronti a scommettere che la svolta su questa situazione sia prossima. Quale politico di razza non cavalcherebbe questo nuovo spirito del tempo cercando di tramutarlo in consenso? 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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