
3000 soci e 25 circoli distribuiti in 19 comuni della Tuscia. È la forza dell’Arci che si dispiega sul territorio viterbese con attività che durano tutto l’anno. Dagli eventi di promozione culturale come Estasiarci alle iniziative per la memoria per il presente come Resist, passando per i progetti di promozione della lettura (Librimmaginari) e del cinema emergente con Immagini dal Sud del Mondo. Tra Arci Solidarietà e comune di Viterbo poi una importante collaborazione, vera colonna importante dell’attività dell’Arci viterbese, che dura da 13 anni per la gestione dei progetti Sprar, ovvero la protezione e l’accoglienza offerta ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Insomma un vero e proprio mondo che andrà a congresso sabato 15 per rinnovare le cariche sociali e per dibattere delle prospettive e dei progetti futuri. Candidato unico per la presidenza del Comitato provinciale è Marco Trulli, già presidente dal 2009, che nell’annunciare il congresso ha anticipato alcuni dei temi all’ordine del giorno. “L’associazionismo nella provincia di Viterbo – scrive il Comitato provinciale dell’Arci – dimostra una grande vitalità e produce aggregazione, cultura, valore sociale. Le condizioni in cui si muove l’associazionismo di promozione sociale sono sempre più difficili, mancano le risorse e le politiche di sostegno allo sviluppo associativo”.
Presidente, che cosa possono fare le istituzioni locali per rispondere a queste esigenze?
“Noi rappresentiamo associazioni di vario genere: dai circoli che si finanziano con la somministrazione e che svolgono funzione di aggregazione di base anche nei piccoli paesi fino alle associazioni culturali che operano tramite progetti. Nel primo caso le istituzioni devono considerare le differenze di esigenze che i circoli hanno rispetto ai bar, nel secondo caso, per le associazioni culturali che operano grazie a fondi pubblici, privati e tesseramento, servono soprattutto spazi per le iniziative e sedi. In Italia ci sono delle esperienze modello. Ad esempio a Reggio Emilia tramite un project financing il comune e l’Arci hanno riportato in vita un casino di caccia principesco che funziona come spazio aggregativo importante. Insomma servirebbero una idea di cosa sia l’associazionismo e un coordinamento delle attività delle associazioni. Fattori che sono sempre mancati a Viterbo”.
Esiste un dialogo con le amministrazioni locali?
“Certo, ma finora non abbiamo mai parlato concretamente del tema degli spazi. Siamo molto interessati a quello che disse il vicesindaco Luisa Ciambella per la valorizzazione del patrimonio immobiliare. Noi fantastichiamo sulla realizzazione di un polo culturale che metta vicine le eccellenze di questo territorio. Ma non è solo un problema di spazi. Molte realtà vivono di microeconomia e i regolamenti e i tempi della burocrazia non aiutano. C’è la necessità poi di avere una politica e una visione comune. Averle significherebbe avere una idea di come si vuole la città tra 10 o 15 anni”.
Il congresso dell’Arci
Nella comunicazione per il congresso che avete inviato alla stampa parlate chiaramente di trasparenza mentre a Viterbo tiene banco il dibattito sulla cultura. È impossibile non fare due più due…
“Certo, da sempre ci battiamo per la trasparenza e la partecipazione. Da quando l’amministrazione provinciale di centrosinistra concesse senza nessuna evidenza pubblica le ex-colonie di San Martino a Juppiter non ci siamo mossi. Siamo sempre fermi su quella posizione. Le amministrazioni si sono alternate, ma il cambiamento non c’è stato: non c’è programmazione né trasparenza e la novità che speravamo arrivasse con la giunta Michelini non è arrivata. Le aspettative sono per adesso deluse. Non ci sono incontri o occasioni di dibattito. Ad esempio mancano ancora risposte sull’avviso pubblico per l’estate e settembre viterbese scorso. Mancano insomma tempi e spazi per il confronto e si riduce sempre tutto ai faccia a faccia, che di certo non favoriscono la trasparenza”.
C’è chi critica le associazioni perché i soci traggono reddito dal lavoro che svolgono dentro l’associazione, che cosa rispondete?
“Che è un tema che non esiste. Le associazioni traggono finanziamenti pubblici per fare attività non commerciale, ma che ha ricadute sul territorio e sul pubblico perché produciamo anche economia e lavoro. Le nostre attività sono finalizzate al risveglio della coscienza pubblica, alla promozione della cittadinanza attiva. Insomma queste sono critiche inconsapevoli. Se per fare questo lavoro c’è una retribuzione penso che sia solo positivo”


















