
L’energia serve, il geotermico è un modo per produrla. Con i suoi aspetti positivi e studi che evidenziano alcune criticità. Ma i rischi sono in tutte le cose del mondo, anche operarsi per togliere le tonsille comporta dei rischi.
Il geotermico è un mostro? No, non ci sono prove così forti per poterlo affermare. Il geotermico è roba da paradiso terrestre? No, non ci sono prove così forti per poterlo dire. Il geotermico è quello che è, quello che gli scienziati definiscono in diverse maniere. Non è il geotermico il problema del caso Tuscia che si è spalancato in questi giorni. Il problema è il luogo dove lo posizioni e la vocazione di quella terra.
La levata di scudi dei sindaci del Viterbese, a difesa del lago di Bolsena, non può essere etichettata – cosa che qualche furbetto vorrebbe fare – come una battaglia di retroguardia portata avanti dai “signori del no”. Da gente che non ha capito, per tare mentali, la panacea rappresentata dal geotermico.
I sindaci, e chi si è unito a loro, stanno dimostrando grande lucidità nell’azione di governo del territorio che amministrano. Che è poi la ragione per cui sono stati eletti. L’impianto di Castel Giorgio infatti – che ribadiamo non essere il male in termini assoluti – rappresenta l’attacco a una vocazione su cui i territori intorno stanno investendo e su cui esiste un lavoro importante, con prospettive di guadagno forti.
La vicenda insomma non è in primis una battaglia ambientalista. Anche se fare battaglie ambientaliste oggi è roba da persone molto intelligenti. Perché l’ambiente vale più di pseudo posti di lavoro, di punti di Pil e dei petroldollari.
Ma vogliamo prenderla da un altro verso: quello della vocazione territoriale. La Tuscia sta andando verso la costruzione di uno sviluppo turistico. Il lavoro del comune di Bagnoregio, con il caso Civita, rappresenta il faro e il simbolo di questa rotta. La vicenda Civita ha dimostrato ai sindaci della Tuscia che lo sviluppo turistico vale milioni di euro, centinaia di posti di lavoro (decine di migliaia su scala provinciale) ed è l’unica possibilità per arginare la fuga dei cittadini.
In buona sostanza è stato scoperto un tesoro ed è nata, anche se la consapevolezza generale è ancora blanda (ma in via di rafforzamento) una vera e propria lobby di persone interessate a tutelare il territorio. Perché un territorio sano oggi vale oro e può dare in termini numerici molto più lavoro di una o cento centrali geotermiche e sviluppare molta più ricchezza. Soprattutto può sviluppare un profitto diffuso, con tanti piccoli centri di guadagno. A differenza dei modelli industriali che accumulano molto nelle mani di pochi, lasciando giusto gli euro per la sopravvivenza ai lavoratori.
Così arriviamo alla nostra metafora: quella del negozio che vende cacca di pollo in una piazza piena di ristoranti. L’esempio della cacca di pollo non viene certo fatto per sminuire le centrali geotermiche. La cacca di pollo è un prodotto straordinario, fondamentale per nutrire la terra e ottenere prodotti. Capite bene però che a renderlo inopportuno è la collocazione.
Immaginate la piazza. Immaginate trenta-quaranta ristoranti diversi. Tutti con il loro bell’arredo, il menu studiato e il personale col sorriso. E immaginate che in questo luogo, dove i clienti vanno per mangiare e stare tranquilli, apra un negozio di cacca di pollo. Magari sarà il negozio più funzionale del mondo. Magari non uscirà mai mezzo odore. Ma se un giorno dovesse uscire? E se dovesse uscire odore dieci minuti ogni giorno?
Ma anche la semplice insegna 0 il passaggio di chi va a caricare il materiale sarebbero fattori che stonano con la logica del tutto. E in nome di chi e di cosa andrebbe suonata questa nota stonata? E cosa accadrebbe se a cose fatte l’odore iniziasse a sentirsi spesso? Perché e in nome di cosa tutti i ristoratori della piazza dovrebbero rischiare quello di cui campano e che gli garantisce futuro?
Per il semplice fatto che qualcuno ha autorizzato l’apertura di quel negozio fuori contesto nella loro piazza? Oppure perché c’è qualcuno che, a parole, rassicura che non c’è nessun rischio? E se poi il rischio ci fosse? Perché esporsi? Chi rischierebbe di perdere quello che ha, e su cui può costruire futuro, per una cosa che potrebbe in qualche modo interferire in maniera non vantaggiosa?
Crediamo che qui sia un po’ il centro del discorso e che proprio l’affare geotermico abbia fatto nascere nella Tuscia la consapevolezza dell’opportunità di nascita di una lobby per la tutela del territorio. Il ragionamento ci risulta semplice. Senza demonizzare niente e nessuno, con la certezza che tutti (anche i propositori della centrale) sono animati dalle migliori intenzioni ma con la convinzione che la realizzazione sia inopportuna per una questione di interesse di tanti, che oggi già lavorano e domani potranno lavorare grazie a un territorio sano e immune da ogni tipo di rischio.


















