
VITERBO – Rifiuti legati alla movida nella zona monumentale della città, è guerra di visioni. Da quella ultraprovinciale che vorrebbe che a ripulire vie e piazze fossero i gestori dei locali a quella più dignitosa di un’amministrazione che dovrebbe organizzare la pulizia del proprio territorio, con particolare attenzione per i luoghi a potenziale e sostanziale richiamo turistico.
Il dito indica la movida che sporca ma questa volta sono pochi gli stolti ad andare dietro, è la luna che interessa. Specie alla vigilia della decisione, da maturare in consiglio comunale, sulle nuove linee guida del futuro appalto. Quello che fatica ad arrivare e viene sistematicamente rimandato a colpi di “appalti ponte”.
Se il problema è il fiume di bicchieri, cannucce e altri rifiuti lasciati su panchine, profferli, fontane la soluzione è pianificare bene la pulizia. Ma ci sarebbero anche altri temi piuttosto interessanti.
Li butta in rete, dalla metà campo delle minoranze, Alvaro Ricci (Pd). Il detto “corsaro” mette là una rasoiata sui cestini nuovi di zecca mai posizionati nelle vie e piazze cittadine. La botta è grossa perché grande il numero: la bellezza di 500. Più degli spartani alle Termopili. Tutta roba di proprietà del Comune di Viterbo, leggi pagata dai viterbesi, che giace senza scopo nei magazzini di Viterbo Ambiente.
“Aggiungo un particolare – confessa Ricci – non vengono messi in opera anche perché l’appalto attualmente in corso non prevede il loro svuotamento. Questa la risposta che mi è stata fornita a seguito di una mia puntuale interrogazione sul tema”.
Il centro storico è sporco, il dito ha stancato, tutti ormai vedono la luna e la figura è piuttosto barbina.


















