Apocalittici e integrati in salsa viterbese, breve storia di chi fa e chi critica
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Propositi per il nuovo anno? Vorrei essere un po' come Gianluca Braconcini, Mariella Zadro e l’associazione “la Rosa”.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Propositi per il nuovo anno? Vorrei essere un po’ come Gianluca Braconcini, Mariella Zadro e l’associazione “la Rosa”.

Il simpatico Gianluca, barbiere, non solo è versatile e preparatissimo su storia, fatti e racconti
viterbesi ma lavora con molto successo con il figlio, cui ha insegnato a guadagnarsi la vita usando le mani. Credo abbia capito tutto. Anche Lorenzo, il pargolo, è molto contento.

Per me è un punto di riferimento come Mariella Zadro, giornalista e attivista. Voglio parlare agli altri anche se loro sono più che interessanti.

Ho passato i pranzi e le cene delle feste ad ascoltare. In parte ho riscontrato quello che leggo su
qualche social: c’è un pezzo di Viterbo che percepisce la città allo sbando. Analizziamo la loro
posizione e aggiungiamo qualche fatto.

Dal loro punto di vista, dopo decenni di potere partitocratico, anche con la scelta civica, la città
sembra continuare il declino, inesorabile e irreversibile. Fatto uno: purtroppo facciamo meno figli e a quei pochi consigliamo di andare via. Fatto due: i flussi mondiali, non solo viterbesi, tendono a spingere tutti verso le megalopoli o le periferie. Grossi agglomerati “dormitorio” con bassa qualità della vita. Fatto tre:  chi si aspetta che dall’alto vengano soluzioni è storicamente in torto.

Sembra che abbiano ragione e che il destino sia segnato per questo paesone sfortunato. Per colpa del decremento demografico, come del resto per molti paesetti rurali, la traiettoria per Viterbo sembra destinarla a diventare una città fantasma abitata da vecchi e con un centro vuoto e spopolato. Giusto?

Ammettiamo che i ben informati abbiano ragione: cosa dovremmo fare? Scendiamo in depressione irreversibile e ci trasferiamo a Roma? Rinunciamo alla povera ma nobile Vetus Urbs e viviamo di fronte al computer cercando immagini di un tempo che fu? Continuiamo a rincorrere miti partitici o vaghe idee di restaurazione che non hanno mai portato  a nulla? Lasciamo una buona qualità della vita per stare peggio?

La loro posizione sembra autolesionista. Non riesco a trovarne la logica. Non è certo un piano. Sembrano tutti aspirare al ruolo di Cassandra. Il loro atteggiamento non porta a nulla e li mette stabilmente dalla parte del problema, non certo della soluzione. Secondo me c’è molto di più però serve un’analisi profonda e sincera, non emotiva e di parte.

Non dobbiamo cercare conferme a un’idea negativa che vogliamo spingere. Dobbiamo accettare la realtà delle cose e inserirla in un contesto storico ma soprattutto assumere intenti programmatici se possibile. Vi ricordate quel post al tempo della pandemia che diceva “Eravamo
felici e non lo sapevamo” con cui si rimpiangeva l’aperitivo del venerdì sera? La vita è ancora bella, è semplicemente cambiata. Colpa di qualcuno? Certo che no.

Le tante botteghe artigiane in centro sono diventati capannoni al Poggino e non torneranno mai. Ho 5 tra fratelli e sorelle. Le famiglie come la mia non torneranno mai. Le caserme hanno dato. Il  posto fisso quasi non esiste più. Il mondo è cambiato e i ben informati si ostinano a voler tornare indietro. Sia chiaro, è impossibile.

Il cambiamento è inevitabile da migliaia di anni e lo continuerà a essere. Dobbiamo imparare a gestirlo non subirlo. Però onestà intellettuale e partecipazione sono indispensabili. Non si può criticare dal caldo della poltrona di fronte al camino che a Natale a Viterbo è tutto chiuso. Non solo era freddo. Ma stare in famiglia per le feste fa parte delle nostre tradizioni. Perché mi arrogo il diritto di dire a tutti come debbono pensare?

Ho servito il turismo con il Museo Anni 80 nel pomeriggio di Natale e quindi posso analizzare a voce alta. Nel locale a via Roma numero 2, non solo non si paga, cioè non abbiamo ritorno economico, ma il sistema elettrico nazionale ci manda la bolletta tutti i mesi. La nostra è praticamente una missione in una città che non è istintivamente a vocazione turistica. Il professor Chiossi, Nicola Stabile e Carlo Cozzi sono
degli eroi nonostante le parole sventate di Laura Allegrini.

Loro sono parte di quella Viterbo che fa e cresce, non quella che critica al caldo. Li spinge la voglia di creare le condizioni per tutti. Hanno
assorbito l’istinto verso l’offerta rinunciando a pigrizia e aspettative. Negli altri la consapevolezza vissuta ha lasciato posto a idee preconfezionate. Noi, il popolo del Rinascimento, di Cristoforo Colombo e Galileo Galilei, siamo diventati pigri e lamentosi. Non possiamo accettarlo. Qualcosa deve cambiare in noi. Non siete d’accordo con me? Siete felici?

Se lo siete, per favore scusate le stupidaggini di un vecchio brontolone. Credo invece che abbiamo creato una società fallimentare in cui i ragazzi non sognano più e i grandi sono frustrati. Se è così continuate a leggere.

Don Chisciotte e i mulini a vento? No. Forse semplicemente serve un po’ di curiosità. Non accettate la tesi di un post che conferma la peggiore delle visioni. Approfondite, scavate, leggete. La Viterbo che vivo io è molto diversa da quella che presentano i lamentosi: nuove attività aprono e qualcuna chiude come accade da sempre; accanto a quelli tradizionali come la Macchina di Santa Rosa ci sono tanti eventi.

Basta chiedere alla giornalista Mariella Zadro che, provando a coprire le tante attività in centro è costretta a destreggiarsi spesso tra 5
eventi nella stessa giornata. Ma non le basta neanche il lavoro di giornalista: organizza lei stessa eventi. Giustamente mi ha quasi
tirato le orecchie per non aver scritto di un evento nella trionfale chiesa del Gonfalone tenuta aperta dalla Arci-Confraternita del
Gonfalone. La mia sensazione è che a Viterbo ci siano addirittura troppe iniziative spesso trascurate.

Hanno però un serio handicap: senza comunicazione istituzionale o organizzata e soprattutto senza il calendario. Quando leggo sui media “eventi della Tuscia da non perdere” mi fermo a metà, dopo tre pagine mi annoio. Ce ne sono tantissimi. Viterbo è viva, vibrante ed in evoluzione anche se con luci e ombre. Ci sono tanti che si dedicano senza chiedere riconoscimenti.

Grazie, grazie e grazie a chi lavora spesso nel buio. Ci siete andati a vedere il meraviglioso presepe a Pianoscarano realizzato da Paolo Mattioli? Le mamme di Bagnaia, esempio da seguire, eroiche organizzatrici di Halloween, mi raccontano dell’associazione “la Rosa” che ha chiesto loro:” come possiamo aiutare?”. Sembrerebbe confermare il detto “aiutati che Dio ti aiuta”. Per favore vi aiutate.

Certo, gli anni 70’ con 3000 persone che facevano le vasche al Corso di pomeriggio non tornano più ma esiste un universo di attivismo e voglia di fare che è solo sotto la coltre. Basta cercarlo. La consapevolezza di quello che succede è indispensabile. Non si può criticare senza essere almeno curiosi. Che tutto sia cambiato è ovvio. Non ci sono facili colpe da additare, è semplicemente l’evoluzione della vita ovunque ma aggiungo che anche negozianti, padroni di locali e residenti hanno la loro fetta di colpe.

Con l’evoluzione turistica il centro di Viterbo cambia aspetto: fine settimana di bel tempo pieni, inizio settimana vuoti. Cerco di chiarire il mio punto: dobbiamo imporci consapevolezza, identità e pianificazione. Dobbiamo diventare informati, attenti ed esigenti. Prima di cercare motivi per attaccare la mia posizione chiedetevi: nelle ultime 4 settimane a quanti eventi a Viterbo avete partecipato? Ne ho contati circa 50. Molto diversi e interessanti. Certo la comunicazione è un problema ma a cosa serve aspettare che arrivi chi risolva i problemi?

Al Museo degli anni 80 sono venuti molti turisti il giorno di Natale. Alcuni si sono fermati fuori a guardare il documentario che scorreva in TV. Basta poco. Cosa abbiamo pianificato? Le ragazze di via Cavour hanno creato una evento frequentatissimo il 21 dicembre. Brave. Altro
esempio da seguire.

Io credo che il neo-rinascimento del XXI secolo debba partire da noi e dalla Tuscia, da ognuno di noi con un atteggiamento diverso. Dobbiamo imparare a esaltare quello che abbiamo. Possiamo diventare turistici e ricchi. Possiamo far pagare il parcheggio e abbassare la Tari e l’IMU con le entrate del turismo. Possiamo ottenere molto ma dobbiamo fare qualcosa. Ci serve di re-imparare a non essere egoisti, gretti e invidiosi. Nel 2025, prima di lamentarvi fate un qualcosa di pura generosità per Viterbo. Pulite una fontana. Chiedete il
permesso e date la cera a un portone altrui. Fate una volta alla settimana ripetizioni gratis per chi ne ha bisogno. Chiedete a qualcuno: “come posso aiutare?” Quale è il vostro proposito per l’anno nuovo per Viterbo?

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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