Antoniozzi:“Mappe e cartelli turistici, solo tanta confusione e spreco di denaro”
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VITERBO - Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) all'amministrazione: "Rimuoveteli subito".

VITERBO – Pubblichiamo l’intervento del consigliere Alfonso Antoniozzi.

Se davvero vogliamo avere una chance non dico di vincere, ma almeno di essere competitivi quando si favoleggia di inserire la nostra città nel novero delle possibili candidate a “Città europea della cultura”, sarà bene fare in modo di liberarsi il prima possibile dall’approssimazione o, per dirla alla viterbese, dal “che ce vo’” che sembra il filo portante di chi ha in mano la promozione turistica della città.

Un paio di settimane fa escono le nuove cartine turistiche, con tanto di qr-code che rimandano ad appositi siti web e geolocalizzazione dei principali luoghi di interesse. Buona idea. Peccato che della chiesa del Gesù (ricordata in pompa magna nel breve testo che introduce le mappe e segnalata come una delle principali destinazioni) non ci sia traccia sulla mappa, che la stessa piazza del Gesù sia geolocalizzata in maniera scorretta, che anche piazza San Pellegrino per il cartografo pare non esistere e che i qr-code, complici alcune pastoie burocratiche, rimandino a siti al momento non attivi. Che ce vo’.

La mappa, distribuita alle strutture di accoglienza nella beneaugurante quantità di poche decine di copie, nel suo testo introduttivo ricorda con un qualche senso poetico “l’orologio della torre civica, che dal medioevo segna il tempo dei viterbesi”. Se ne evince che anche questa amministrazione è conscia del fatto che il tempo dei viterbesi è fermo, se non dal medioevo, sicuramente da qualche anno a questa parte.

Avevo deciso di archiviare questa faccenda, pagata direttamente dalle tasche dei turisti con la tassa di soggiorno, considerandola uno scivolone, ma poi sono arrivati i cartelli turistici.

Si poteva fare molto bene, immaginando una comunicazione integrata che da Viterbo includesse Bagnaia, San Martino, Roccalvecce e Sant’Angelo così da dire ai turisti “non finisce qui, ci sono tante cose da vedere nel nostro territorio, tanti luoghi da visitare”. Si potevano pensare dei cartelli turistici che a Viterbo raccontassero la città, ma che con due righe di descrizione invogliassero a visitare tutte le frazioni, magari indicando a quanta distanza si trovassero. Viceversa, nelle frazioni si poteva raccontare la storia di quel particolare angolo di territorio, descrivendone tutte le particolarità e indicando i luoghi di interesse.

E invece, che ce vo’? E quindi chi va a San Martino al Cimino, luogo che il nostro comune intende candidare a patrimonio Unesco, si trova davanti un bel cartello che dice “Benvenuti a Viterbo”, con tanto di mappa del centro storico e di San Pellegrino, e che segnala l’abbazia cistercense e palazzo Doria Pamphilij come distante chilometri.

E così, in un colpo solo, abbiamo sprecato denaro pubblico, creato confusione al turista, omesso di raccontare le frazioni, ciascuna delle quali ha una dignità storica che continua a restare sconosciuta non solo a chi ci visita ma, purtroppo, anche a larga parte dei nostri concittadini.

Delle due l’una: o la “cabina di regia”, per usare un termine che sento spesso ripetere dal nostro assessore alla Cultura, omette di controllare i materiali su cui appone il proprio patrocinio, e questo sarebbe un male, oppure quello che vediamo ha l’imprimatur cosciente dell’assessorato, e questo sarebbe peggio.

Rimuoveteli. Subito.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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