Antonio Arévalo presenta le sue poesia: ecco “Le terre di nessuno”
arevalo
Masicar800x120-optimize
Antonio Arévalo presenta le sue poesia: ecco “Le terre di nessuno”. Lo scrittore d’origine cilena, diventato negli anni un viterbese d’adozione, sabato 17 febbraio 2018 alle ore 18.30 presso il Teatro Libreria Caffeina presenterà la sua raccolta di testi poetici. Arévalo è una personalità di rilievo nel mondo dell’arte degli ultimi decenni. Dal 2014 è Addetto culturale del Cile in Italia.

Antonio Arévalo presenta le sue poesia: ecco “Le terre di nessuno”. Lo scrittore d’origine cilena, diventato negli anni un viterbese d’adozione, sabato 17 febbraio 2018 alle ore 18.30 presso il Teatro Libreria Caffeina presenterà la sua raccolta di testi poetici. Arévalo è una personalità di rilievo nel mondo dell’arte degli ultimi decenni. Dal 2014 è Addetto culturale del Cile in Italia.

È il rappresentante di quella cultura dell’esilio che dagli anni settanta in avanti ha trasferito e integrato su scala globale la proposta di un Cile “differente” rispetto alla vulgata degli anni della dittatura e dei suoi strascichi. È una cultura che successivamente, dopo la fine del regime, ha incarnato le istanze di una migrazione intellettuale che ha sempre portato con sé denuncia e libertà, rivendicazione di diritti e doveri, ma soprattutto una sete di confronto e ricerca nei più diversi ambiti artistici.

Arévalo incarna tutto questo, in una parabola che continua nell’attualità alla luce di una costante presenza sulla scena dell’organizzazione artistica, della promozione di mostre di caratura internazionale e di altri eventi legati all’identità cilena in Italia e nel mondo; e, naturalmente, nel vivo di una produzione critica e creativa che trova nel passato e nel presente le ragioni di una militanza e di una sperimentazione sempreverdi.

Antonio Arévalo è nato a Santiago del Cile nel 1958. A soli sedici anni abbandona il paese in seguito al colpo di stato del generale Augusto Pinochet. Da questa esperienza dolorosa e senza ritorno è nata una letteratura cilena del destierro, una vocazione alla scrittura che negli anni si è andata emancipando dalle istanze più politiche e compromesse, affrontando i temi più disparati e raggiungendo un livello di maturazione e successo riconosciuti su scala mondiale, di cui l’espressione più compiuta è probabilmente rappresentata da Roberto Bolaño. Proprio l’autore di 2666, peraltro, è stato tra i primi scrittori della diaspora cilena in Europa con cui Antonio Arévalo ha stretto amicizia e condiviso l’esperienza lirica. Giunto a Roma nel marzo del 1975, Antonio si lega fin da subito al folto gruppo di scrittori e artisti ispanici che risiedono nella città eterna, da “grandi vecchi” come Alberti e Matta. Accanto all’attività poetica, infatti, fin dagli anni ottanta ha lavorato nel mondo dell’arte contemporanea come curatore di importanti esposizioni che in buona parte hanno lasciato il segno.

Arévalo ha avuto dunque negli anni un ruolo di primo piano nella promozione della cultura iberoamericana in Italia (e viceversa), e in quest’ambito si colloca anche il suo impegno pluriennale presso l’Istituto Italo-Latino Americano di Roma (2003-2009) e soprattutto presso la prestigiosa Biennale di Venezia, dove dal 2001 in avanti è stato in più occasioni Commissario del Padiglione del Cile e dove negli anni successivi ha saputo far conoscere alcuni tra i migliori artisti sulla scena internazionale. 

Oggi continua la sua opera anche in veste istituzionale, nel 2014 è stato nominato Addetto culturale del Cile in Italia.

CNA 800x120
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 01
Fune 300x300
TdP_Inalazioni
Masicar300x300-optimize
monastero interno
lafune_300 x 600
aiac_banner_01
asvis 2
domenicale post
Foto Fisioterapy Center