
VITERBO – “La classe dirigente di questa città deve vergognarsi”. Così sbotta Antonello Ricci, il professore che di storie e sfaccettature del territorio ne ha scavate molte e raccontate altrettante, dopo aver letto la notizia di piazze e vie intitolate di recente a una serie di personalità viterbesi. Un lavoro sulla memoria importante ma che continua a perpetuare un’amnesia: quella su Pietro Rossi, garibaldino salpato a Quarto con il generale Garibaldi.
“A proposito di miopia delle classi dirigenti e di memoria istituzionale corta. Leggo sulla stampa locale di questa profluvie – un po’ patetica, a essere sinceri: ma capisco, capisco – di imminenti intitolazioni di piazze vie slarghi rotatorie eccetera. I viterbesi fanno il petto gonfio come rospi. Dopo tanti e tanti anni di “lavoro culturale” non penso proprio che la memoria di una comunità passi per queste “strade”.
Sinceramente vorrei però ricordare a tutti che – a fronte di tanti campioni del localismo che, pur nella loro dignitosa e ammirabile vita, senza alcuno “scatto” in più finiranno “immortalati” in questa campagna da tre soldi – vorrei ricordare a tutti che Viterbo ha il suo eroe. Eroe nazionale, di cui si è vergognosamente dimenticata.
Si chiamava Pietro Rossi (1820-1876) ed è l’unico, ripeto l’unico, garibaldino viterbese ufficialmente incluso nell’elenco dei Mille di Marsala. Ha fatto l’Italia e loro per l’ennesima volta se lo scordano”. Sbotta così il professore.
Piuttosto infuriato, anche perché da tempo lui e altri hanno richiesto al Comune di Viterbo una targa in ricordo di Pietro Rossi da collocare a Piazza Unità d’Italia. La richiesta era stata portata anche in consiglio dal consigliere Chiara Frontini nel lontano 2014. Il consiglio aveva anche votato favorevolmente per la realizzazione. Mai eseguita però.


















