Antonello Ricci fuori con un nuovo libro dal titolo “La léngua vitorbese”
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Con il pensiero a Magritte e alla sua nota pipa, il non-saggio di Ricci si colloca a un peculiare crocevia tra letteratura e poetica, etnografia e folklore, storia della lingua e dialettologia.

VITERBO – Appuntamento venerdì 16 maggio a Viterbo ore 18 al “Tusciae Caffè” di Alberto Biagetti in via San Carluccio 7 (angolo piazza) per la presentazione del nuovo libro di Antonello Ricci “La léngua vitorbese”

Squadra che vince non si cambia. Dopo “#Albadelmetodo” (2023) e “Dylaniana” (2024) ecco “La léngua vitorbese”. Ancora un libro targato Effigi Edizioni di Mario Papalini (Arcidosso). Ancora una copertina che “spacca”: fantasticata dalla perizia grafica della generosissima Silvia Cruciani su visionario disegno di Lorenzo Ricci (ispirato a due noti motti popolari locali). Ancora una densa prefazione a firma dell’amico di sempre: Marco D’Aureli, antropologo e direttore del museo del Brigantaggio di Cellere. Suo, tra l’altro, il compito di intervistare l’autore per la presentazione. “La léngua vitorbese”, andrà ricordato, è dedicato alla cara memoria del valente poeta dialettale viterbese, nonché amico fraterno di Ricci, Ostelvio Celestini.

Si può parlare di “dialetto e poesia dialettale” viterbese, di una tradizione minore e periferica, appartata, di poeti come Ezio Urbani o Emilio Maggini, attraverso le voci di Croce e Gramsci, Pasolini e Zanzotto, Benjamin e Belli? Sintomaticamente, il sottotitolo della nuova eccentrica operina di Ricci (terzo momento di una singolare autobiografia “trasversale” del suo apprendistato artistico e intellettuale) recita: “Un epicedio al sugo di rigaje”. Con il pensiero a Magritte e alla sua nota pipa, il non-saggio di Ricci si colloca a un peculiare crocevia tra letteratura e poetica, etnografia e folklore, storia della lingua e dialettologia. Ultimo ma non ultimo, “La léngua vitorbese” vuol essere soprattutto un sentito omaggio alle poete e ai poeti, api umili e preziose, che ancora oggi militano nella storica, tenace-tenera, benemerita associazione culturale “Tuscia dialettale” capitanata da Franco Giuliani.

Ingresso libero. Vista la limitata capienza di posti si consiglia la puntualità. L’autore sarà presente in sala per accogliere il pubblico già a partire dalle ore 17.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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