

Durante la seconda giornata dell’evento Woman Minding Their Own Business, l’Università della Tuscia ha ospitato Annalisa Minetti, protagonista di un intervento carico di ispirazione e forza. Cantante e atleta paralimpica, Minetti ha condiviso il suo percorso personale con studenti e docenti.
VITERBO – Nella seconda giornata di Woman Minding Their Own Business, l’evento presso l’Università della Tuscia, una delle voci più potenti e autentiche è stata quella di Annalisa Minetti, artista, atleta paralimpica e formatrice, che ha portato sul palco un messaggio di determinazione, rinascita e consapevolezza del proprio valore.
Il suo intervento si è aperto con un ringraziamento speciale a chi l’ha accompagnata in questo percorso, tra cui Alessia Salmaso, partner nel progetto Side by Side, che condivide con Annalisa l’impegno per l’inclusione e la valorizzazione delle persone attraverso lo sport e la formazione.
Con la consueta energia e sensibilità, Minetti ha parlato agli studenti, ai docenti e a tutti i presenti, ricordando quanto sia fondamentale credere nella formazione e nel potere trasformativo della conoscenza. Il suo racconto, denso di emozioni e verità, ha toccato le corde più profonde del pubblico: dalla perdita della vista a 18 anni alla conquista del podio olimpico, dalla difficoltà di sentirsi accettata come donna cieca alla conquista di una nuova postura, di una nuova identità. “Tutti si impegnavano a ricordarmi quello che non potevo più fare,” ha detto. “Ma io avevo ancora le gambe per correre, le braccia per abbracciare, la voce per cantare, e un cuore per amare.”
Abbiamo condiviso con lei una riflessione profonda.
Annalisa, c’è mai stato un progetto importante che ha scelto consapevolmente di non accettare?
“Sì, c’è stato e mi riferisco ad alcuni reality. Non sono intenzionata a mettere al bando tutta la mia vita, anche se sono una persona pubblica.
Ricopre il ruolo di Ambassador per Side By Side, che rapporto ha avuto con altre aziende?
“Ci sono state aziende che mi hanno raggiunta solo con la volontà di avermi come immagine e io ho deciso di dare spazio a quelle che mi permettevano di essere presente sul territorio. Volevo essere parte attiva come sponsor e non soltanto limitarmi a ricevere informazioni. Mi piace osservare ed avere trasparenza su come vengono utilizzati i soldi.”
Nella vita di tutti i giorni, a cosa dice no?
“Dico no a tutte quelle persone che non riescono ad attaccarsi alla mia fune. Credo che tutti debbano essere legati a un cordino molto lungo, a una ‘fune’ – per citare la vostra testata – perché la gente possa dare valore alla parola ‘insieme’. Dico no a chi crede che insieme non si possano fare le cose, dico no a chi si sente individualista, e poi dico no a tutte quelle persone che non amano il dialogo come mezzo di formazione e di soluzione, ma che preferiscono inveire e non ascoltare.”

















