
VITERBO – Abbiamo contattato Andrea Belli, imprenditore e presidente Ance Viterbo, per un’intervista sulla sua prospettiva verso l’attuale momento complesso e difficile ma anche capace di aprire possibilità nuove.
Come sta vivendo questo momento storico segnato dall’ emergenza Covid-19?
“Sicuramente con tanta tristezza per la tragedia che stiamo vivendo, ma anche con orgoglio per come l’Italia e gli italiani si stanno comportando specialmente in confronto a tante altre nazioni che nel passato recente abbiamo giudicato migliori e più organizzate di noi. I giudizi politici andranno lasciati per la fine dell’emergenza. Per ora credo che chi ha ruoli istituzionali debba astenersi dalla polemica per non alimentare tensioni, in una popolazione che già sta vivendo questo dramma sanitario/umano in primis e poi economico”.
Come è cambiato l’approccio al lavoro? Quali sono le iniziative che ha attivato per soddisfare le esigenze della clientela?
“La mia azienda, che fa edilizia e impianti, come tutte ha subito i contraccolpi dell’emergenza. In questo momento stiamo lavorando solamente alla realizzazione dell’ampliamento del pronto soccorso dell’Ospedale di Latina e alla realizzazione del laboratorio analisi dell’Ospedale Sant’Eugenio. Queste due opere non sono state sospese, proprio perché divenute improrogabili e necessarie con l’emergenza Covid-19.
Devo ringraziare, in questo ambito, tutti i miei collaboratori che hanno superato le paure iniziali e si sono prodigati per portare a termine questi interventi. In ufficio invece abbiamo fatto molto uso dello smart working, avendo già le infrastrutture adatte e ci siamo resi conto di come a volte sia possibile lavorare a distanza, anche nelle interazioni con i clienti. Credo che in futuro faremo più uso di questo nuovo modo di lavorare”.
Quali sono le iniziative volte al rilancio della sua impresa da mettere in campo non appena l’emergenza sarà terminata?
“Più che della mia impresa io parlerei di rilancio dell’economia in generale. Per il settore edile che rappresento, oltre a una dose di liquidità per salvare le aziende nell’immediato, mi aspetterei una buona dose di sburocratizzazione e di semplificazioni per far sì che chi vuole investire non rimanga impigliato nella tela della burocrazia.
Non è una questione di ridurre o raggirare le regole, che potrebbe essere interpretata come voglia di fare come ci pare. Parlo più di tempi certi e risposte chiare. Da parte delle Amministrazioni è necessario un sì o un no in tempi rapidi, piuttosto che un forse che porta a tempi biblici.
Per quanto riguarda l’economia in generale mi aspetterei che questo Paese capisca l’importanza del tessuto imprenditoriale e si scrolli di dosso la diffidenza storica che ha verso di esso. Sento ancora troppo parlare di assistenza e sussidi. Questi sono utilissimi in questa fase, per non lasciare indietro nessuno, ma poi si dovranno trasformare in lavoro, reddito e sviluppo. Altrimenti anche i sussidi senza sviluppo, diverranno insostenibili”.
Quarantena da Covid-19. Un fermo-immagine della nostra vita o un momento di analisi e introspezione?
“Sicuramente questa esperienza lascerà il segno. Siamo stati abituati a correre, anche dietro cose futili, e questo rallentamento obbligato è stato e sarà anche utile, per cambiare l’ordine delle priorità”.
Qual è la prima cosa che farà non appena avrà la possibilità di tornare ad uscire liberamente?
“Sicuramente incontrare alcune persone care e subito dopo dare sfogo alla mia passione per il running, godendomi i panorami del nostro magnifico territorio”.
Un saluto e un suo personale messaggio ai lettori de La Fune.
“Il primo messaggio che mi viene in mente è sicuramente quello di sforzarci ancora tutti per rispettare queste regole speciali. Vanno appunto intese come regole e non come imposizioni. L’augurio e che si esca presto da questa emergenza e si riparta con la convinzione che siamo un grande Paese e che dobbiamo smetterla di autocommiserarsi e dividerci su tutto. Sarà faticoso riprenderci ma abbiamo superato altre prove e supereremo anche questa”.


















