Andrea Angelino da Berlino: "Qui ci sono restrizioni ma non siamo chiusi in casa"
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BERLINO - Andrea Angelino, 45 anni e originario del Viterbese. Da sei anni vive nella capitale tedesca dove è Chef di cucina. Anche lì, come in tutto il mondo, il Coronavirus è ormai il tema centrale.

BERLINO – Andrea Angelino, 45 anni e originario del Viterbese. Da sei anni vive nella capitale tedesca dove è Chef di cucina. Anche lì, come in tutto il mondo, il Coronavirus è ormai il tema centrale. Lui ne sta approfittando per raccogliere le sue ricette e illustrazioni, guardando al domani. 

Da italiano che vive all’estero come hai vissuto la notizia dell’emergenza Coronavirus in Italia?

“Ho vissuto la notizia dell’emergenza in maniera piuttosto superficiale pensando fosse una cosa da nulla. Non seguo molto i quotidiani del mio Paese. All ‘aggravarsi della situazione, ossia da quando è stata dichiarata tutta l’Italia zona rossa, ho capito che si trattava di qualcosa di veramente serio”.

I media locali, più in generale, come hanno trattato l’emergenza Coronavirus? Secondo il tuo parere gli hanno dato la giusta importanza oppure l’hanno sottovalutata?

 

“I media locali hanno sottovalutato e continuano in maniera ora più prudente a farlo. L’epidemia e la sua pericolosità. Per lo meno trovo che non hanno dato troppo spazio all’ironia come invece è successo altrove”.

In questo contesto ci sono stati dei comportamenti nei confronti degli italiani che ti hanno fatto arrabbiare o, viceversa, che ti hanno fatto sentire orgoglioso?

“Ciò che è successo a noi expats invece è che siamo stati derisi dagli altri per le misure che abbiamo attuato immediatamente e preventivamente: acquisto di mascherine e Amuchina, uscire solo per necessità, salutarsi in maniera discostata anche con gli amici più cari. Misure preventive che gli amici del sud: francesi, spagnoli e portoghesi hanno fatto loro subito. La eco delle gravi notizie provenienti dai media italiani è stata devastante”.

Qual è la situazione nel Paese in cui sei ora?

“Ora ci troviamo in una situazione di dualismo fra ciò che chiede il governo e ciò che i cittadini eseguono. La Germania è divisa in regioni (Land) e le misure sono diverse. Le decisioni sono state prese in giorni diversi, le opinioni politiche erano in contrasto e c’era molta confusione all’inizio. Con l’aggravarsi e l’estendersi dell’epidemia ,fino a passare al grado di pandemia ,il governo centrale ha deciso per delle misure severe ma non così severe come nello Stivale”.

Le normative e i controlli per il contenimento del virus sono severi oppure blandi? Quali misure sono state adottate? L’autocertificazione è una trovata tutta italiana oppure viene utilizzata anche da voi?

“Sono stati chiusi tutti gli esercizi di non prima necessità. Si può comunque uscire senza autorizzazioni, si può passeggiare senza farsi prestare un cane, si può andare al parco per praticare sport e andare a fare la spesa o prendere i mezzi pubblici per brevi tratti. Si può passeggiare con un’altra persona (a distanza). Uscire con la famiglia con cui si vive, o con i propri coinquilini portando con sé il documento di domiciliazione. E’ vietato l’assembramento ma non siamo chiusi in casa.

Per noi che abbiamo un inverno lungo, molto buio e piuttosto strong potersi godere anche solo un paio d’ore di aria buona e sole credo non faccia alcun male con le dovute precauzioni: la vitamina D è necessaria come tutte le altre per rinforzare il sistema immunitario”.

Qual è la prima cosa che farai non appena questa emergenza sarà terminata?

“Ecco le prima due cose che farò quando tutto sarà un brutto ricordo: mi riapproprierò della cucina del nuovo ristorante e preparerò una cena indimenticabile, con amore dedizione estro e generosità. Poi arriverò in Italia , accenderò la mia golf Cabrio e andrò a riabbracciare la mia famiglia e tutti i miei amici che oggi più che mai mi mancano moltissimo”.

Un messaggio ed un saluto per i lettori de La Fune

“Coraggio!”.

 

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