
NEWS ANALYSIS – Andrà tutto bene. Ne usciremo migliori. I mass media continuano a bombardarci con questi messaggi densi di positività. Ma una domanda è legittima… sarà davvero così?
L’Italia sta dimostrando di essere un grande Paese. Sta reagendo con dignità ad una crisi sanitaria ed economica senza precedenti. Qualche domanda io me la porrei sul dopo.
Quando la crisi sarà passata ci vorremo ancora tutti così bene? Quando sarà chiesto a chi avrà ancora un lavoro di privarsi di qualcosa per aiutare chi ha perso il posto saremo tutti così solidali? Quando a chi ha dei risparmi in banca, frutto dei sacrifici di una vita, gli verrà detto che lo stato potrebbe fare una patrimoniale per reperire risorse per far fronte alla crisi, come reagirà?
Perché la cosa principale che viene sottaciuta è che questa fase terribile che stiamo vivendo aumenterà il divario tra chi è garantito e chi no, e la solidarietà di oggi lascerà il posto agli egoismi del domani, nella ricerca del proprio interesse particolare.
Questo meccanismo è valido tanto a livello individuale quanto più a livello collettivo. Anzi è proprio nelle strutture corporative, nei partiti, nei sindacati che gli interessi “di parte” rischiano di generare conflitti che potrebbero lacerare il paese più di quanto abbia fatto il Coronavirus finora.
Per questo sono giorni che ho in mente la frase di De Gasperi “un politicante pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni“.
Quando tutto sarà passato ci sarà un paese da ricostruire, un nuovo dopo-guerra. Abbiamo bisogno di uomini capaci di confrontarsi sui grandi temi del futuro di questa nazione senza scannarsi sui piccoli interessi di bottega e senza fare sterile campagna elettorale.
Statisti ne abbiamo? Si, no, forse.
Bisogna iniziare a pensare in questa prospettiva. Senza visione del futuro rimane solo l’abisso.


















