
VITERBO – Anche la città dei papi avrà il suo centro per le donne vittime di violenza.
È prevista anche una casa rifugio e un numero attivo h24. La gara comunale è stata vinta da un’ ats istituita dalla Cooperativa Prassi e Ricerca, dall’ Associazione Kyanos e dall’ Associazione Ponte Donna, di cui abbiamo intervistato la presidente Carla Centioni.
Presidente, finalmente anche Viterbo avrà il suo centro anti-violenza.
È un momento molto importante per il territorio viterbese e per tutte le donne dell’hinterland. Finalmente anche Viterbo avrà un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regine Lazio e che rientra nella mappatura nazionale del 1522
Dico finalmente perché l’Italia è stata ‘richiamata’ dall’Unione Europea che prevede un centro antiviolenza ogni 40.00mila abitanti, a Viterbo un servizio Istituzionale come questo non c’era ancora, ne serviranno sicuramente altri in un territorio così vasto ma almeno iniziamo.
Cosa intende per “mappatura”. Ce lo può spiegare meglio?
Significa essere presenti nell’ elenco del Ministero degli Interni. Quando una donna che subisce violenza contatta il 1522, l’operatrice che risponderà daràalla donna di questo territorio il nostro telefono mobile h. 24 che risponderà alla sua richiesta di aiuto in tutte le ore del giorno e della notte per 365 giorni l’anno.
Ci può illustrare le attività che verranno svolte all’ interno del centro?
Sicuramente la prima cosa che faremo è fare rete, cioèinformare tutti i servizi territoriali e i cittadini attraverso la pubblicizzazione del numero h 24 del centro antiviolenza dove le donne possono accederedirettamente senza passare per il 1522 che dicevo pocanzi.
Il primo servizio che offriamo è la messa in sicurezza della donna qualora a chiamare è una emergenza. Nei casi in cui non si rileva una necessità del genere, si costruisce un percorso di uscita dalla situazione di maltrattamento che la donna sta vivendo. Tutto questo avviene attraverso l’ascolto delle problematiche, l’aiuto nella stesura della denuncia- querela, se la donna vuole farla e attraverso una serie di professioniste che il centro antiviolenza mette a disposizione gratuitamente come: avvocate penaliste, civiliste, consulenze con psicologhe a altro in base ai bisogni che vengono rilevati.
C’è da dire che molto spesso, erroneamente, si è portati a pensare che ad un centro anti-violenza si rivolgano solo donna che sono state picchiate, abusate o vittime di stalking. Ma un centro antiviolenza è molto di più proprio perché è l’unico servizio h 24 che risponde di sabato di domenica. Questo fa siche a chiamare sono anche ragazze che hanno bisogno di informazioni per esempio dove rivolgersi per fare un’interruzione di gravidanza, dove poter comprare la pillola del giorno dopo e, tante altre informazioni sui servizi territoriali.Il Centro si occuperà tra le tante cose, di far rispettare i diritti inevasi delle donne, perché molti diritti le donne li hanno conquistati ma non sempre vengono applicati, faccio un esempio che può sembrare banale ma che non lo è affatto come ad esempio nei contenziosi afferenti le cause di separazione.
Per poter garantire le donne al meglio noi tutte facciamo una formazione costante e permanente e ci avvaliamo della collaborazione di valide professioniste quali psicologhe, assistenti sociali, educatrici, mediatrici e avvocate che si occupano solo di queste tematiche. Mi permetta di ribadire una cosa che mi sta particolarmente a cuore, io mi occupo da più di vent’anni di contrasto alla violenza maschile sulle donne, eppure ancora oggi non si è a conoscenza che i centri antiviolenza sono gratuiti per tutti i servizi che offrono anche quelli legali, fino alla fine dei procedimenti in tribunale.
Come se lo immagina il nuovo centra anti-violenza di Viterbo?
Un centro aperto al territorio, capace di lavorare con tutti i servizi, fare rete con le associazioni, abbiamo bisogno di tutti e tutte le risorse territoriali se vogliamo sconfiggere la violenza maschile sulle donne. E’ importante lavorare sulla prevenzione coinvolgere le scuole e portare il maggior numero di studenti a visitare il centro anti-violenza.
Coronavirus e violenza domestica. Cosa dicono i dati in suo possesso?
Con il,Covid-19 purtroppo sono aumentati i casi di violenza tra le mura domestiche. Le misure di contenimento dell’ epidemia hanno costretto molte donne a stare in casa per cinquanta giorni, ventiquattro ore su ventiquattro con il loro carnefice. Però mi lasci dire che le istituzioni, in un momento così complesso, hanno risposto molto bene. Le disposizioni del Ministero, così come quelle delle Pari opportunità della Regione Lazio hanno prontamente messo a disposizione delle donne vittime di maltrattamento dei Bed and Breakfast per la messa in sicurezza, grazie ad un ulteriore stanziamento economico del Dipartimento per le Pari Opportunità.
Siamo ai saluti. Grazie per il tempo che ci ha dedicato.
Grazie a Voi. Sappiate che per qualsiasi cosa sono a disposizione. E un cordiale saluto ai lettori de La Fune.


















