
“Ritrovare la tomba di un papa è come ritrovare la tomba di un faraone”, e Viterbo che potrebbe avere questa possibilità non fa nulla. Anche uno dei principali giornali spagnoli El Mundo ha ritenuto interessante dare spazio e parlare del progetto di ricerca che il giovane archeologo Alberto Pichardo Gallardo sta portando avanti, senza un euro di finanziamenti, nella città dei papi.
L’idea è buona e potrebbe calamitare sul capoluogo della Tuscia un bel po’ di attenzione mediatica. Non siamo forse una città che punta a farsi conoscere nel mondo? Ecco, questa del papa è una roba molto efficace (come l’articolo di El Mundo e molti altri provano). Nonostante tutto, il progetto per il ritrovamento della tomba nascosta di questo pontefice del ‘200 sembra non interessare nessuno dentro al palazzo. E’ almeno dal 2010 che l’idea è su piazza eppure, tranne qualche volontario, nessuno ci ha investito.
L’amministrazione Michelini potrebbe invertire la tendenza, ma saprà cogliere l’occasione? Da quanto sappiamo fino a oggi non è stato mostrato interesse e non si è pensato a un sostegno vero a questa iniziativa. Il ritrovamento della sepoltura potrebbe, se opportunamente gestito, aprire in città una sorta di cantiere di studi archeologici. Questo significherebbe coinvolgimento di studenti Unitus e di ragazzi di altre università. Insomma gente in circolo a Viterbo, ritrovamenti archeologici (se i tombaroli e predoni vari che hanno saccheggiato nei decenni indisturbati il sottosuolo viterbese non hanno già portato via tutto, ma è molto improbabile) e pubblicità mediatica.
Il ritrovamento o comunque la campagna di studi, se opportunamente costruita, potrebbe aiutare anche a generare quell’attenzione turistica per Viterbo che ha bisogno di essere stimolata. E proprio i soldi che di anno in anno entreranno nelle tasche del Comune, grazie alla nuova tassa di soggiorno, potrebbero essere utilizzati per finanziare ricerche e scavi, volti a scoprire nuovi profili della città e richiamare turisti. Un sistema che in sostanza si autoalimenterebbe in maniera virtuosa.
Certo per fare tutto questo c’è bisogno di superare tutta una serie di vizi tutti viterbesi. In primo luoghi gli invidi e le gelosie, in secondo luogo la tendenza a mantenere sempre tutte le cose come stanno. La città ha bisogno del coraggio delle idee, altrimenti la consegniamo a un destino di palude fetida.


















