
di Francesco Mattioli
Quando un elettore su due non va a votare, nessuno deve cantare vittoria. Un Presidente di Regione o un Sindaco che vincono con meno di due terzi della metà dei votanti hanno di fatto il suffragio di un elettore su tre, forse meno. E aamaggior ragione questo vale per i risultati di un partito. In questa tornata elettorale europea, ha votato in Italia il 49% degli elettori. FDI ha ottenuto più voti di tutti, ben il 29%: cioè, il 14% degli aventi diritto al voto… il PD incalza con un bel balzo in avanti, fino al 24%: cioè poco meno del 12% degli elettori… la Lega si sente soddisfatta, con il suo 9%, cioè il 4,5% degli iscritti alle liste elettorali.
Che ne è della legittimazione di Presidenti di Regioni e di Sindaci di capoluoghi? Meramente regolamentare, formale, ma non di sostanza, non “politica”. Quindi, farebbero bene a non esaltarsi più di tanto, qualunque sia la loro collocazione ideologica.
E dovrebbero chiedersi se questa gigantesca disaffezione elettorale non sia colpa della politica; se non sia la politica con le sue promesse non mantenute, i suoi litigi da cortile, le sue gaffes, le sue incapacità, le sue strumentalizzazioni, le sue bugie ( e altro…) ad allontanare gli elettori dalle urne.
Le battute di coloro che si astengono dal presentarsi ai seggi elettorali sono sempre le stesse: “tanto, chi vince vince, fanno sempre come gli pare a loro”, oppure, citando la Cortellesi di Come un gatto in tangenziale, “tanto è tutto un magna magna”.
Eppure, occorrerebbe distinguere il grano dal loglio, perché la classe politica non è omogenea: ci sono anche gli onesti, i competenti, i motivati, gli innovatori. Basterebbe che gli elettori sapessero distinguere, andando al di là delle parole d’ordine, dei santini smistati alla chetichella, delle raccomandazioni promesse fra i denti, delle parentele, degli amici degli amici e scegliessero con la stessa attenzione che pongono ogni giorno nel gestire i loro bilanci familiari, nel curare le proprie amicizie, nel coltivare le proprie competenze e i propri stili di vita, nel verificare la bontà dei propri acquisti.
Eh, già; la disaffezione pesa certamente sulla responsabilità di certa classe politica, ma deriva anche dall’ignavia e dall’irresponsabilità degli elettori. Troppa gente esprime l’atteggiamento del “piove governo ladro”, sentendosi incapace di dire e chiedere qualcosa di costruttivo. Troppa gente è pronta a lamentarsi per una buca sulla strada, per un marciapiedi avvolto nella vegetazione, per un servizio pubblico insoddisfacente, ma anche per una sanità malmessa o per qualche tassa opprimente, ma non fa null’altro, e ulula alla luna senza rendersi conto che ha in mano uno strumento dirimente come il voto.
Un voto che, nella nostra democrazia, è ancor libero; non è come il ridicolo voto plebiscitario imposto in Russia per Putin, in Cina per Xi, in Corea del Nord per Kim o in Iran per i pupazzi guidati da Khamenei. Abbiamo padri, nonni e bisnonni che hanno dato la vita per consentirci di vivere in una democrazia, dove il voto, il diritto di voto libero è l’essenziale forma di partecipazione attiva dei cittadini. E molti di noi ripagano questo sacrificio andandosene al mare, a farsi una passeggiata in centro, a poltrire sul divano o a pestare le dita su facebook e su Instagram sparlando di questo e quell’altro, invece di dedicare mezzora ai propri diritti (per carità, non si parli doveri, oggi ormai introvabili), recandosi alle urne.
Che esempio lungimirante diamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, oltre a quel misero spettacolo quotidiano che è sempre più spesso la
politica! E ci lamentiamo se i giovani se ne fregano di ciò che capita loro intorno – bastano un po’ di bollicine, la minicar, due salti in discoteca e un serrata esibizione sui social – o se esplodono in spontanee contestazioni di piazza balbettando le loro delusioni, la loro disperazione, la loro marginalità? Ma se diamo loro il peggior esempio di alienazione sociale, quello di lasciar fare agli altri, salvo poi criticare, disprezzare quello che fanno e che abbiano lasciato loro fare… Ricordo una battuta dell’attivista democratico americano Ralph Nader: “se non ti interessi di politica, sarà la politica ad interessarsi di te”. Per chi non è aduso alle battute, significa: “se ti disinteressi della politica perfino snobbando i tuoi diritti, voto in testa, sarà la politica a fare di te ciò che vuole”.
Fatti salvi gli ammalati, gli impediti, i lavoratori strettamente impegnati durante il weekend elettorale, i viaggiatori, tutti coloro che hanno volontariamente e incivilmente snobbato il voto, forse dovrebbero vergognarsi.


















