Amaranto fa il bis al CineTuscia Village, un mondo diverso è possibile
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VITERBO - In un’epoca segnata da gravi crisi ambientali e sociali Amaranto rivolge lo sguardo verso chi sta cercando di costruire e immaginare un mondo diverso, un mondo in cui ad ogniessere umano è riconosciuto il suo valore, dove è dato spazio alla comunità ed è ristabilita la profonda connessione che ci lega al pianeta Terra.

VITERBO – Amaranto fa il bis. Torna in sala il documentario che racconta un altro mondo possibile. Accolto con grande entusiasmo lo scorso 13 aprile da oltre 300 persone, Amaranto, opera prima di Emanuela Moroni e Manuela Cannone vincitrice dell’ultima edizione del RIFF (Rome Independent Film Festival), torna in sala al CineTuscia Village martedì 30 aprile alle ore 20,15.

Un secondo appuntamento dedicato a chi non è riuscito ad entrare, a chi non ha potuto partecipare e a tutti quelli che ne hanno sentito parlare e vorrebbero vederlo. In un’epoca segnata da gravi crisi ambientali e sociali Amaranto rivolge lo sguardo verso chi sta cercando di costruire e immaginare un mondo diverso, un mondo in cui ad ogni
essere umano è riconosciuto il suo valore, dove è dato spazio alla comunità ed è ristabilita la profonda connessione che ci lega al pianeta Terra.

Nascere, conoscere, viaggiare, abitare e rinascere trovano un nuovo significato attraverso le storie di Verena Schmid,
ostetrica promotrice del parto naturale, Franco Lorenzoni, maestro di scuola elementare, Etain Addey, contadina, scrittrice ed esponente del bioregionalismo, Alida Nepa, referente del cohousing San Giorgio di Ferrara e Saviana Parodi, biologa e permacultrice.

Il documentario, distribuito da Fairmenti, è stato prodotto dalle registe insieme a Raya Visual Art con il contributo di Banca Etica e con il sostegno della campagna di crowdfunding sulla piattaforma di Produzioni dal Basso, tra i partner anche Ucca, Terre di mezzo Editore e Fa’ la cosa giusta!.

L’evento di martedì è organizzato in collaborazione con ISM (Immagini dal Sud del Mondo) e AUCS (Associazione Universitaria Cooperazione e Sviluppo).

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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