Allarme sicurezza nel centro storico, un esercente quasi ammazzato e un bar svaligiato. La pazienza è al limite
Viterbo dall'alto
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Il senso di sicurezza nella parte di città dentro le mura è al minimo. Chi ha attività commerciali teme di subire furti e si sente anche a rischio per la propria incolumità.

Il titolare di una sala slot di via Cairoli quasi ammazzato da un trio di rapinatori con accento dell’Est Europa e lo storico bar di Chiodo svaligiato dei soldi nella cassa, nelle macchinette e di alcuni panini. E’ questa la cronaca degli ultimi giorni nel centro storico di Viterbo.

Rossano Bartolino l’ha vista in faccia la paura e anche il rischio di perdere la vita perché dei criminali hanno pensato bene di rapinarlo. Gli hanno portato via, sabato scorso, la bellezza di 5mila euro e l’hanno riempito di botte e danni. Ha raccontato nel dettaglio quegli attimi di terrore al giornale Tusciaweb. Un resoconto da brividi. I tre prima hanno giocato nella sala slot, poi sono usciti e rientrati subito dopo. A viso scoperto gli hanno messo al collo un filo elettrico, rischiando di ucciderlo, per immobilizzarlo e portare via i soldi.

Nella notte tra mercoledì e giovedì un altro gesto criminale nella centralissima via Roma. A poche decine di metri dal palazzo della Prefettura e da quello del Comune. Con un sampietrino sfondata la porta in vetro del bar Chiodo e portato via quello che c’era.

Il senso di sicurezza nella parte di città dentro le mura è al minimo. Chi ha attività commerciali teme di subire furti e si sente anche a rischio per la propria incolumità. Aumentati negli ultimi mesi anche i danni alle macchine e gli incendi ai mastelli della raccolta differenziata. Nessuna reazione significativa in termini di controllo del territorio. Finito nel nulla il progetto avanzato dai consiglieri di minoranza di Fratelli d’Italia ‘Mille occhi’, che puntava all’istallazione di telecamere. Con la speranza che possano rappresentare un deterrente a condotte criminali.

Tanti negozianti stanno raccogliendo le firme per chiedere il poliziotto di quartiere. La pazienza è al limite.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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