Al via la mostra fotografica “La Serra” di Carlo Panza
Carlo.Panza
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TARQUINIA – La mostra all’ interno del festival fotografico “Obiettivamente”.

TARQUINIA  – Prosegue il programma culturale del festival fotografico Obiettivamente realizzato dalle associazioni Dotraw – associazione culturale di fotografia e cinema e Viva Tarquinia con il primo degli appuntamenti estivi che caratterizzeranno i mesi di giugno e luglio.

È il turno di Carlo Panza, il recente protagonista di “Storie”, l’appuntamento che porta la foto filosofia sul palco del confronto, che esporrà “La serra – Un mondo chiuso fra barriere trasparenti”.

“Inizio a fotografare a metà degli anni ottanta – racconta Carlo Panza, membro del Collettivo 42 di Viterbo e presidente del Magazzino 120 – rivolgendo il mio interesse inizialmente al paesaggio urbano, allo still-life e al ritratto per poi indirizzarmi in maniera prevalente, nel 2000, verso la fotografia di paesaggio, sia come rappresentazione del territorio sia come ricerca personale. È la passione che guida la mano e il cuore nel rendere lo scatto, sia che lo abbia in mente o che mi si presenti davanti così, senza avvisare, forte e chiaro. La passione ti nutre, ti alimenta, ti porta ad essere sempre irrequieto, voglioso di andare oltre. È questo andare oltre che mi porta a voler rappresentare il ‘visibile’ in virtù del ‘visto’, il pensiero attraverso la metafora, dove il ‘visto’ è la realtà delle cose e il ‘visibile’ la loro metafora”.

La sinossi dell’opera in esposizione

“La serra come luogo di costrizione, di reclusione. Un mondo chiuso, confinato tra barriere trasparenti. La natura veicolata dall’uomo o (ecco la visione) interpretata dalla sua arrogante presunzione. La natura però è forte e determinata, forte nel rigenerarsi tra superfici e interstizi sfuggiti alla sorveglianza dell’uomo, determinata nel riconquistare il suo spazio, il suo essere.

L’incontro di due mondi con differenti esigenze genera nuove forme espressive, una natura contaminata produce aberrazioni, ed ecco quindi la serra diventa museo: bassorilievi di uccelli in voli predatori e farfalle in caotiche danze di morte, paesaggi fiamminghi e quadri d’arte contemporanea, installazioni, decomposizioni … e lui, Attila, grottescamente reinterpretato”.
 

Michele Furci

 “La serra come metafora della natura, che ha subìto e sta subendo delle forzature. Questa è una mia personale visione del paesaggio, filtrata dalla consapevole deriva intrapresa dall’uomo riguardo al suo rapporto con la natura”. 
 

Carlo Panza

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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