Al Teatro Caffeina torna la narrativa con “Lo chiamavano Tyson”
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VITERBO - Dopo il rinvio dell’appuntamento del 3 dicembre scorso, venerdì 7 gennaio al Teatro Caffeina torna la narrativa.

VITERBO – Dopo il rinvio dell’appuntamento del 3 dicembre scorso, venerdì 7 gennaio al Teatro Caffeina torna la narrativa.

Alle 17,30 la giornalista Eleonora Celestini incontra lo scrittore Mauro Valentini, autore insieme a Marina Conte Vannini del libro record di vendite nel 2020 “Mio figlio Marco – La verità sul caso Vannini”, che, dopo essersi per anni occupato di casi di cronaca – da Marta Russo a Mirella Gregori, passando per Antonella di Veroli e, appunto, Marco Vannini -, ha deciso di scrivere il suo primo romanzo, ambientato nella periferia romana. Valentini presenterà venerdì la sua
prima fatica narrativa dal titolo “Lo chiamavano Tyson” (Armando Editore), un romanzo
ambientato nella periferia romana che racconta il disagio di certe realtà border line, la possibilità di riscatto che a volte la vita ti offre e la difficoltà di prendere la decisione giusta quando ci si trova di fronte a un bivio… un appuntamento davvero da non perdere!

La trama Fausto Colasanti è un cinquantenne che sopravvive facendo piccoli lavori saltuari. È da
tutti chiamato Tyson oltre che per l’aspetto, per la sua atavica incapacità a controllare la rabbia.
Un compagno d’infanzia, oggi famoso chef, lo segnala per un lavoro al commendatore Peroni,
manager nel campo dell’edilizia.

Egli dovrà però trovare un aiutante e per non perdere quella che sembra un’ottima e ultima occasione lavorativa, Tyson proporrà il suo amico Alcide Pennello.

Tyson e Alcide saranno i custodi della villa del costruttore per 24 ore al giorno, completamente
immersa nel verde del quartiere romano dell’Eur. L’edificio è dotato di un originale sistema anti
intrusione: una gabbia blindata che imprigiona i ladri permettendo ai custodi di avvertire la Polizia.

Ma la durezza di Tyson e l’avventatezza di Pennello, insieme a un crescendo di azioni grottesche e imprevedibili da parte dei tanti altri protagonisti che ruotano attorno alla villa, scateneranno una serie di eventi sorprendenti e carichi di azioni avvincenti.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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