Al Poggino un centro di ricerca applicata intitolato a Piero Angela
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VITERBO - Al Poggino nascerà un centro di ricerca applicata da un milione e 699mila euro. Nelle intenzioni dell'amministrazione comunale porterà il nome di Piero Angela. 

VITERBO – Al Poggino nascerà un centro di ricerca applicata da un milione e 699mila euro. Nelle intenzioni dell’amministrazione comunale porterà il nome di Piero Angela. 

Sarà un incubatore, come quello di bic Lazio nella Valle di Faul, che verrà dato in gestione all’Università o altro ente qualificato attraverso un’apposita manifestazione d’interesse. Si tratta di un progetto di riqualificazione del Poggino che risale, come finanziamento, al 2016. Una linea di finanziamento rimasta ferma per anni e ora arrivata alla progettazione esecutiva. Palazzo dei Priori sta chiudendo la parte degli espropri per poi andare all’appalto per la realizzazione. 

La ricerca applicata è svolta allo scopo di trovare soluzioni pratiche e specifiche. Il suo obiettivo primario non è l’avanzamento della conoscenza teorica, bensì lo sfruttamento della conoscenza teorica già acquisita a fini pratici cioè essenzialmente per lo sviluppo in ambito tecnico della relativa tecnologia. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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