Al Met di New York le terracotte e i bronzi di Vulci: le foto
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Da Vulci a New York: i reperti etruschi in uno dei musei più importanti al mondo. Insieme ai vari Caravaggio, Raffaello, Monet, Van Gogh e Modigliani al Metropolitan Museum of Art di New York ci sono anche i bronzi ornamentali e i piatti e le brocche di terracotta di Vulci.

Da Vulci a New York: i reperti etruschi in uno dei musei più importanti al mondo. Insieme ai vari Caravaggio, Raffaello, Monet, Van Gogh e Modigliani al Metropolitan Museum of Art di New York ci sono anche i bronzi ornamentali e i piatti e le brocche di terracotta di Vulci. Tutti risalenti tra il sesto e in quinto secolo avanti Cristo. La ricca collezione è da poco visibile anche online, da quando il Met qualche settimana fa ha deciso di rendere di pubblico dominio le fotografie delle opere esposte e custodite nel Museo della 5th Avenue. Abbiamo deciso di selezionare alcune delle 375.000 immagini presenti nell’archivio del Museo per mostrare ciò che da Vulci è volato fino a New York nei decenni passati. Reperti bellissimi, questi, di origine etrusca.

In ordine: i bronzi. Un piccolo treppiede che fungeva da base per un “bruciatore” nel quale si bruciava l’incenso. Ogni gamba ha la forma di una zampa di leone cavalcata da un giovane con le ali. Ci sono poi delle foglie ornamentali, sempre di bronzo, del 5° secolo a.C. e un piccolo sperone dello stesso materiale.

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Poi le terracotte. Una brocca alta 31 cm che ritrae il combattimento tra Ercole e il Leone di Nemea risalente al tardo 6 sesto secolo o agli inizi del 5°. Questa ritrovata nei pressi di Viterbo, non è chiaro però se a Vulci o altrove. Da Vulci arriva sicuramente invece il piatto firmato da Epiktetos e risalente al 520–510 a.C. È una terracotta greca ritrovata a Vulci, che probabilmente era un dono d’amore. Infine un’anfora che ritrae Ercole e un toro. Anche questa greca. Alta quasi 40cm e larga 27. Ha entrambi i lati illustrati con la stessa scena. Anche questa arriva da Vulci.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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