Al bar de La Fune - "Semo diventati più zuccaroni dell’abboriggeni"
bar
lafune_800 x 120
Si incontrano sempre i due soliti vecchietti, questa volta di passaggio fuori al bar. Inizia a essere caldo, anche se piove, e il barista ha messo le sedie e i tavoli fuori. Uno dei due deve andare a comprare i pomodori per la moglie e già tribola.

Si incontrano sempre i due soliti vecchietti, questa volta di passaggio fuori al bar. Inizia a essere caldo, anche se piove, e il barista ha messo le sedie e i tavoli fuori. Uno dei due deve andare a comprare i pomodori per la moglie e già tribola.

– Uff…!

– C’aric’hai?

– Ho d’annà a pijià li pommodori pè la mi mojè…

– Embè?

– Embè ‘n cazzo, vole quelli de quella marca pricisa. So dù nigozzi che vedo e ‘n ce l’ha nessuno. Hà idea c’ho da sintì quanno torno? Te dice che l’ha detto la trevisione che quelli so più bboni e te dice che nun je l’hai cavata a trovalli perchè n’ ch’ho avuto voja.

– Ambè…

– S’era pè me dù piante de pommidori le mettevo pure sul balcone. Almeno sanno de chè cosa! No come quelli de li supermercati… c’hanno la forma ma so fatti d’acqua come li portogalli!

– Oggi semo tutti senza capoccia. Ce dicono come ha dà magnà, c’ha da comprà, come ha da pija le medicine, come t’ha dà vistì! L’hà visti mae queloro cò li bracò calati? Pare che se so cagati sotto. Eppure dice ch’è la moda.

– Perché se uno fa nnà cazzata la gente je va dietro? ’N c’emo più la capoccia pè stabbilì dov’è ‘l bono e n’d’arimane ‘l male.

– Perché què è ‘l monno al contrario. Pè fatte n’esempio, tu che fae se ne nà stanza ce so sei persone e uno sporca quanto quell’antri cinque messe assieme?

– Manno via quello che sporca!

– Lete gojo, oggi se mannano via tutti e cinque quelli normali e se lascia fa quello che se fa li cazzi sua! E què è l’Itaglia de oggi. Uno sbaja e pagamo tutti. Quello che sbaja continua a sbajà e noi pagamo le conseguenze de li sbaji sua… hà capito come?

– E’ come no? Te fò n’antr’esempio. Tu governo me dici c’ho da pagà le tasse, perchè l’altri nu le pagano. Io te le pago ma quelli che non le pagano continuano a non pagalle. E io che l’ho sempre pagate, che n’ho mai fatto ‘n debbito ho dda pagà quelli dell’altri.

– E’ tutto sbajato. E’ fatto tutto apposta pè magnacce sopre. Ma lo vedi no… Come cò le strade, mica se mettono a posto quelle che ce so, se fanno li progetti pè fanne l’altre. Così ce magnano. Come le strisce pedonali pè li cristiani. Na volta duravano li lustri mò doppo dù gocce d’acqua se stingono. L’allungono come la mi socera la minestra.

– Perchè ogge noi volemo di all’altri che ‘l mejo modo de campà è quello nostro. Chiamamo progresso quello che in realtà è come ‘l medioevo, dove ce so li signorotti e li pueracci..

– Progresso ‘n par de cojoni. Semo diventati più zuccaroni dell’abboriggeni. Almeno lòro n’c’hanno quelli che te dicono d’anna a pija li pommodori de quella marca.

– Ha capito sì!

– Quell’ò a me me tocca annà… me s’appìccicano le mutanne ma le pantasce cò sto callo… la mi moje m’ha detto ch’era freddo e so scito cò li pantaloni de flanella. Ha fatto l’acqua ma è sempre giugno momente.

– Per lo meno ‘n te picca ‘l cociculo che se vai lì li giardinetti lo trovi più alto de te…

– Ciao quell’ò bon appitito.

– Bon pranzo pur’a ttè.

Gli Stati Generali La Fune
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Fune 300x300
Foto Fisioterapy Center
lafune_300 x 600
domenicale post
TdP_Inalazioni
asvis 2
Onda
Masicar300x300-optimize
aiac_banner_01
POST FB 01
monastero interno