Aggressione in via Cairoli, i titolari del bar: "Tutto è avvenuto in strada, all'interno mai episodi violenti. Venite a prendere un caffè e troverete una realtà diversa da quella che rappresentate"
Cairoli
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VITERBO - Nel pubblicare quanto sopra porgiamo le nostre scuse ai titolari dell'attività, ribadendo la nostra non intenzione di creare loro danno alcuno. Commettendo solo un errore: quello di forzare l'appello sull'onda emotiva in atto nelle ore dell'ennesimo atto di violenza consumato nella zona. 

VITERBO – Via Cairoli, dopo l’ultimo episodio violento si è riacceso il dibattito sulla situazione in cui si trova l’area tra Sacrario e piazza San Faustino. I commercianti sono esasperati da una situazione che appare fuori controllo, stesso discorso per diversi residenti. In un articolo dei giorni scorsi scritto per La Fune si ponevano una serie di interrogativi, tirando in ballo anche un’attività commerciale: nello specifico un bar.

I titolari ci hanno invitato in queste ore a chiedere pubblicamente scusa perché sostengono di essere stati messi in mezzo gratuitamente. Non abbiamo difficoltà a farlo. Sarebbe stupido per un giornale generare problemi a persone o realtà imprenditoriali in maniera volontaria. La ragione dell’articolo, scritto in un momento di forte tensione, era l’appello a una maggiore sicurezza della zona. Appello lanciato alle istituzioni, sull’onda anche di una richiesta di sicurezza che proviene da negozianti e cittadini. Questione quindi di interesse pubblico. 

I titolari del bar ci hanno invitato a prendere un caffè da loro perché vogliono mostrarci la normalità della loro attività commerciale. Abbiamo risposto all’invito e andremo quanto prima. Perché la cosa ci interessa e perché è nostro dovere farlo, soprattutto per rispetto di chi sta lavorando. Possiamo avere commesso errori e ingenuità ma sulla scorta di un sentimento diffuso che individua come critica la situazione che si è venuta a determinare in un angolo di centro storico importante e potenzialmente molto bella. 

Nella lettera vengono precisate una serie di questioni importanti: la lite a cui si riferiva l’articolo de La Fune non è avvenuta nei locali del bar e nemmeno nei suoi pressi, in quanto avvenuta di fronte alla tabaccheria Pallotta. Veniamo invitati a vedere le registrazioni acquisite dalle forze dell’ordine che lo proverebbero. Si tratterebbe di una lite tra una suocera e il genero.

Si precisa inoltre che “nel bar non sono mai avvenuti episodi violenti o altri da La Fune definiti poco edificanti, nel bar in questione si rispettano tutte le norme dettate dalle ordinanze e di igiene (vedi controlli effettuati)”. I titolari ci tengono inoltre a dire che “le persone che frequentano il bar sono persone educate e non hanno mai creato intralcio alla normale circolazione dei cittadini. Che i sudamericani, come chiamati, nell’articolo, sono prevalentemente a Viterbo da decenni, molti nati a Viterbo e che danno il loro contributo lavorativo a molte aziende viterbesi con professionalità ed abnegazione. Che questi sudamericani hanno scelto il bar in questione come punto di ritrovo dopo il lavoro per incontrarsi tra loro con le famiglie e i bambini e non per delinquere. Si precisa che “saranno un po’ esuberanti ma non delinquenti. Hanno una cosa che a noi è stata tolta la voglia di ridere e di essere felici con poco”.

Gli stessi gestori riferiscono, sempre nella lettera, quanto segue: “Auspichiamo maggiori controlli del territorio da parte delle Forze dell’Ordine, ringraziandole per il lavoro che fanno e che faranno. Sapendo che la politica, in questo caso locale, li ha lasciati soli abbandonando il centro storico nel degrado, facendo chiudere ogni attività di prossimità a favore di quattro palazzinari viterbesi che volutamente hanno tutto spostato all’esterno”.

“Comunque vi invito tutti direttore e collaboratori – continuano – a prendere un caffè o un aperitivo da noi così potrete verificare realmente come si vive in questo bar (da ritiro licenza come dite) con persone perbene come noi siamo e che lavorano mediamente 18 ore al giorno per sopravvivere pagando tasse, bollette e affitto esosi”.

Nel pubblicare quanto sopra porgiamo le nostre scuse ai titolari dell’attività, ribadendo la nostra non intenzione di creare loro danno alcuno. Commettendo solo un errore: quello di forzare l’appello sull’onda emotiva in atto nelle ore dell’ennesimo atto di violenza consumato nella zona. Atti di violenza che sicuramente danneggiano il loro business e quello degli altri esercenti della zona così come il diritto alla serenità dei residenti stessi. Il nostro articolo nasceva dalla volontà di funzionare da stimolo alla tutela di questo interesse generale. 

 

 

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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