
VITERBO – (Nella foto Massimiliano e il figlio, prematuramente scomparso Emiliano). Ogni volta che prendo gli scarponi da trekking per me è un riflesso naturale, penso a lui. Penso a Massimiliano Morelli, giornalista con cui ho condiviso qualche puntata di Sbottonati a Tele Lazio Nord, qualche ora di telefonate e svariati caffè.
La notizia della sua morte di Massimiliano arriva come un diluvio che ti viene addosso a metà tappa, quando sei a chilometri da un centro abitato e magari stai su uno stradone bianco senza alberi, in aperta campagna. 62 anni da fare a luglio, una moglie e un figlio (Leonardo) e un altro (Emiliano) che ora lo sta abbracciando. Purtroppo. Stroncato da un malore e trovato in casa, a Vallerano, cadavere. Romano, tifoso sfegatato del Cagliari e uomo di giornalismo. Ce l’aveva proprio.
Da diversi anni penso a lui ogni volta che affronto un cammino, da appassionato. Non perché lui condividesse questa passione ma perché da lui ho ricevuto il racconto più bello mai ascoltato del Cammino di Santiago de Compostela. Aveva fatto la variante portoghese, come ti diceva mettendo sul tavolo tre milioni di dettagli e particolari. L’aveva fatta perché doveva andarci da padre con Emiliano, quel figlio andato via dalla vita talmente tanto presto da non riuscirci neanche ad arrivarci a Santiago insieme. Morelli, con le sue parole di quel cammino che fece con Emiliano non a fianco ma nel cuore, mi fece capire cosa significa essere padre ancora prima di diventarlo. Mi spezzò il cuore e mi portò in regalo insegnamenti veri sulla vita.
Morelli è stato un giornalista, un padre, un uomo. Ha collaborato con diverse testate nazionali, diretto un’agenzia stampa e scritto diversi libri. A Viterbo è stato conduttore del TgNews24 di Viterbonews24.





















