“Addio a Oberdan Cecconi, l’ultimo eroe della battaglia di Bir el Gobi”
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VITERBO - Aveva 97 anni. Il ricordo del nipote Simone Spadini: "Fino all'ultimo ha avuto l'energia e il coraggio di un vero bersagliere".

VITERBO – Nella giornata di ieri è venuto a mancare Oberdan Cecconi, l’ultimo bersagliere reduce della seconda battaglia libica di Bir el Gobi. Il ricordo del nipote Simone Spadini.

“Ieri si è spento a 97 anni mio nonno Oberdan Cecconi, l’ultimo bersagliere reduce della seconda battaglia libica di Bir el Gobi, la cui partecipazione gli valse la medaglia al valore ed il cavalierato della Repubblica.

In quella battaglia, avvenuta tra il 3 e il 7 dicembre del 1941, l’intento inglese di prendere alle spalle le divisioni italiane non fu atto semplice. I giovani bersaglieri, animati da spirito ideologico, resistettero contrattaccando vittoriosamente.

Quell’energia e quel coraggio, racchiusi nel motto “la terra tremi sotto il passo del bersagliere”, hanno accompagnato mio nonno sempre, fino all’ultima corsa.

Oberdan Cecconi era attivo e partecipe ai raduni dell’arma, fino a 92 anni ha corso al ritmo del Flik e flok lungo le strade battute dalla fanfara nel raduno di Asti.

I funerali avranno luogo oggi alle 10,30 alla chiesa dei frati Cappuccini a Viterbo”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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