Addio a Liquido Store: chiude dopo 19 anni il tempio del surf a Viterbo
Liquido Store
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Dopo 19 anni chiude il Liquido Store di Viterbo, storico punto di riferimento per surfisti, skater e amanti della cultura street. Fondato dai fratelli Lorenzo e Ulisse, era molto più di un negozio: un luogo di aggregazione, passione e libertà, in un contesto spesso distante da queste visioni.

VITERBO – Via Genova perde uno dei suoi battiti più autentici: dopo 19 anni chiude il Liquido Store, storico negozio viterbese dedicato al mondo del surf, dello skate e della cultura street legata al mare. Un negozio che, più che un’attività commerciale, è stato un piccolo faro acceso nel cuore dell’entroterra, in una città dove l’onda sembrava un concetto remoto, e che invece è diventato uno stile di vita, un punto d’incontro, un’energia contagiosa.

L’annuncio è arrivato direttamente dai fondatori, Lorenzo e Ulisse, con un videomessaggio carico di emozione. Parole sincere, leggere e insieme pesanti, come un addio che non si vuole dare. “Abbiamo acceso una luce”, dice Lorenzo nel video. Una luce fragile ma viva, che ha illuminato generazioni, costruito comunità, regalato sogni in forma di tavole e sorrisi. Ora quella luce si spegne, ma la sua scia resterà impressa nella memoria di chi ne ha fatto parte.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Decine, centinaia di commenti, messaggi, ricordi, in un coro che va ben oltre la clientela abituale. Perché Liquido era molto più di un negozio: era un simbolo di libertà, di gusto controcorrente, di resistenza creativa in una città dove spesso si sopravvive più che vivere. A testimoniarlo anche le parole del Bruma Street Store, storica attività viterbese, che ha voluto salutare i due fratelli con un messaggio commosso e lucidissimo: “Il negozio è come un figlio. Chi lo ha fatto nascere sa cosa vuol dire spegnere la luce. Ma Ulisse e Lorenzo hanno creato qualcosa che resterà. Hanno portato il surf dove il mare non c’era”.

Dietro la chiusura non ci sono dettagli ufficiali. C’è però, evidente, il peso del momento storico: una crisi economica che piega anche le realtà più radicate, un cambiamento sociale che svuota i centri storici, una disaffezione generale verso il commercio locale. Liquido Store chiude, ma non si spegne il suo effetto. Resta nei ricordi di chi ha acquistato la sua prima tavola lì dentro, di chi passava anche solo per farsi ispirare da quei colori che rompevano la monotonia della strada.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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