Addio a Iolanda Mari, la moglie di Giggetto Malè
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VITERBO - "Lo sai come mi chiamava? Mi chiamava la Draga". Così in una primavera di undici anni fa, seduto a casa Malè, Iolanda Mari mi raccontava del campione viterbese della boxe Luigi Malè. 

VITERBO – “Lo sai come mi chiamava? Mi chiamava la Draga”. Così in una primavera di undici anni fa, seduto a casa Malè, Iolanda Mari mi raccontava del campione viterbese della boxe Luigi Malè. 

Stavo scrivendo, con Emanuela Moroni, il libro ‘L’ho buttato giù con un destro – La storia del campione Luigi Malè’. Nella casa di Santa Barbara ricordo foto ovunque. Ricordo il quadro di un Giggetto ancora ragazzino. Avrà avuto una decina d’anni, il mento poggiato a un angolo del ring e lo sguardo al centro. 

Oggi la notizia della morte della signora Iolanda mi riporta a quel giorno. Quando cercammo di entrare tra le corde del Malé privato, per raccontarlo e fissarlo nella memoria di una città piuttosto distratta. La moglie di Malé custode straordinaria dell’identità del marito e testimonianza fondamentale nel lavoro di fissarne, per sempre con un libro, il ricordo. Prima che tanti protagonisti di quegli anni straordinari andassero via. Guardare da oggi quel libro mi convince di avere fatto la cosa giusta. Sfogliandolo, in questo sabato, ho ritrovato le parole di Alberto Ciorba, storico amico di Giggetto e purtroppo scomparso da tempo. Avevamo raccolto anche le parole di Eraldo Delle Monache, altro pezzo della storia di Viterbo, che di boxe aveva scritto. 

Riportiamo un passaggio del libro su Malè, l’unico che ci risulta sia stato scritto, dove la signora Iolanda racconta di loro: “Siamo stati fidanzati sette anni, lui ne aveva diciassette mentre io quindici. Già combatteva nei dilettanti quanto ci siamo messi insieme. Avevo paura quando sapevo che doveva combattere. Forse per questo il signore non ci ha dato figli maschi. Giggetto li avrebbe voluti, probabilmente gli avrebbe trasmesso anche l’amore per la boxe. Io non avrei retto l’ansia di una madre a vedere il proprio figlio là sopra. Ci siamo sposati nel ’53. Quando ci siamo fidanzati mio padre non voleva. Mica perché avesse qualcosa contro Gigi ma perché non avevamo l’età: “Avete 32 anni in due”, ci diceva. Ricordo che Luigi gli rispose: “O ce lo fate fare a casa o lo facciamo lo stesso”. 

Dopo sette anni non si parlava mai di sposare. Una sera stavo cucendo sulle scale e mi si presenta davanti: “Che c’è tuo padre?”. Gli risposi: “Che ci devi fare?”. Lui mi replicò: “Sali che senti anche te”. Andò da mio padre Oreste e gli spiegò che voleva sposarmi”. Sposammo a Santa Rosa, fu un grande desiderio e poi partimmo per il viaggio di nozze. Lui era buono, se dicessi diversamente sarei disonesta, ero io più fumantina”. 

Ciao signora Iolanda, è stato un onore conoscerla. Saluti Giggetto, gli racconti del libro. 

800 Confartigianato
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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