Addio a Giuseppe Medori, è morto l'ultimo poeta di Civita di Bagnoregio
Foto Giuseppe Medori a Civita di Bagnoregio
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Quando si arriva al borgo sospeso sulla Valle dei Calanchi, che ha tanto amato, è possibile vedere una sua poesia dedicata a Civita stampata su piastrelle decorative. Ha sempre speso per questo angolo di Tuscia parole di amore e profondo rispetto. Ne ha seguito le evoluzioni ed è sempre stato voce attenta e consapevole.

BAGNOREGIO – E’ morto Giuseppe Medori, il professore, l’ultimo poeta di Civita di Bagnoregio. Si è spento a Viterbo nella giornata di domenica 5 luglio. Aveva 91 anni, compiuti lo scorso marzo. Un’assenza che fa rumore perché “il professore” aveva saputo fare pesare la sua voce e la sua presenza. Quando si arriva al borgo sospeso sulla Valle dei Calanchi, che ha tanto amato, è possibile vedere una sua poesia dedicata a Civita stampata su piastrelle decorative. Ha sempre speso per questo angolo di Tuscia parole di amore e profondo rispetto. Ne ha seguito le evoluzioni ed è sempre stato voce attenta e consapevole.

“Oggi Civita di Bagnoregio perde un figlio autentico, un uomo che ha amato profondamente questo luogo unico e che lo ha raccontato con parole intrise di poesia e memoria. Il Prof. Giuseppe Medori ci ha lasciati, e con lui se ne va una delle ultime memorie storiche viventi della nostra comunità – lo ricorda così il sindaco di Bagnoregio Luca Profili -. Non c’è un frammento di Civita che lui non abbia amato, descritto, narrato. I suoi versi e i suoi racconti hanno dato voce alle pietre, alle vie, ai silenzi e ai tramonti di questo borgo incantato. È un giorno triste, perché perdiamo non solo una persona estremamente educata e gentile, un uomo d’altri tempi, ma anche un prezioso bagaglio culturale e umano. Alla sua famiglia, e all’intera comunità di Civita, vanno le mie più sentite condoglianze e quelle dell’amministrazione comunale.
Che il suo ricordo continui a vivere nei suoi scritti e nel cuore di chi lo ha conosciuto”.

Decine le interviste che hanno visto Medori raccontare all’Italia e al mondo il borgo di Civita. Gioiello di bellezze e tradizioni e protagonista negli ultimi venti anni di una vera e propria crescita turistica.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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