Addio a Don Enzo Aquilani, padre spirituale del Pilastro e anima della Mini Macchina di Santa Rosa
Centro storico Viterbo - Di Giovancarlo
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Don Enzo Aquilani, storico parroco del Sacro Cuore e ideatore della Mini Macchina di Santa Rosa del Pilastro, si è spento lasciando un segno profondo nella comunità. I funerali si sono svolti questa mattina.

San Martino al Cimino piange uno dei suoi figli più amati: Don Enzo Aquilani ci ha lasciati. Una notizia che scuote non solo la piccola frazione viterbese dove era nato, ma tutta la comunità del quartiere Pilastro, dove per oltre trent’anni è stato molto più di un parroco: è stato un punto fermo, una guida spirituale, una figura paterna.

Don Enzo aveva capito fin da giovanissimo quale sarebbe stata la sua strada. Quella della fede, sì, ma anche quella dell’impegno concreto, quotidiano, radicato nel territorio. La sua missione è stata chiara fin dall’inizio e ha continuato a camminarci sopra con la stessa determinazione di allora, anche quando il corpo non reggeva più come una volta. Gli impedimenti fisici non hanno mai spento la luce del suo sguardo né la forza della sua voce.

Alla guida della parrocchia del Sacro Cuore, Don Enzo ha costruito un tessuto umano saldo. Ha raccolto intorno a sé generazioni di famiglie, ha parlato ai giovani, li ha ascoltati, li ha coinvolti. È stato motore e anima della Mini Macchina di Santa Rosa del Pilastro, una tradizione che ha saputo creare dal nulla e trasformare in rito collettivo, identità, appartenenza.

Don Enzo Aquilani è stato un prete “di quelli che non se ne fanno più”. Scrive la sindaca Chiara Frontini. “La nostra città lo ricorderà con grande affetto”.

I funerali si sono svolti questa mattina alle ore 10.

Che la terra ti sia lieve, Don Enzo.

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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