
Sono 3400 le firme che il comitato viterbese “Non ce la beviamo” ha consegnato ieri in Comune dopo tre mesi nelle piazze. A renderlo noto sono alcuni membri del comitato promotore, che stamattina hanno tenuto un incontro nella sede del sindacato Usb per illustrare a che punto sono i lavori e le mille difficoltà che ne sono conseguite.
Lo strumento del referendum, infatti, è sancito dallo statuto comunale di Viterbo, ma lo stesso comune non si è mai dotato di un regolamento attuativo. Di conseguenza, referendum e petizioni si possono chiedere, ma l’indizione è un’incognita. A spiegare come sia possibile una tale mancanza è intervenuto Francesco Lombardi, del comitato “Non ce la beviamo”.
“In tutto il Viterbese – dichiara Lombardi – gli statuti formulati in base a un obbligo di legge del ’90 contengono, per rispettare la normativa, gli istituti di partecipazione. Istituti che però non vengono regolamentati, togliendo la possibilità ai cittadini di partecipare: questo è il caso che riguarda anche Viterbo. Noi abbiamo interpretato questa carenza come scarsa volontà di far partecipare attivamente i cittadini, ma oggi rivendichiamo questo diritto anche in assenza di una regolamentazione”.
“Questo – continua Lombardi – è il primo approccio nella città di Viterbo a un’azione che parte dai cittadini e che rivendica il diritto a partecipare direttamente alla vita politica. Abbiamo raccolto in tre mesi più delle firme necessarie per aderire e promuovere questo referendum e ora attendiamo la decisione del consiglio comunale”. Ora è tutto in mano a palazzo dei Priori, che ha cento giorni per verificare la validità della documentazione consegnata.
Una decisione incerta, come spiegato da Daniele Cario, di Solidarietà cittadina e membro del comitato. “Non abbiamo la certezza che il referendum possa essere accettato appieno – ha spiegato Cario – perché mancano delle indicazioni che il comune non ha mai voluto rendere note. Probabilmente i politici si sentono superiori alla volontà dei cittadini. Le firme sono state raccolte nei tre mesi estivi e questo dimostra ancor di più quanto il problema sia sentito dai viterbesi”.
“L’acqua deve restare un diritto – ha concluso l’incontro Lombardi – e la sua gestione deve restare sotto il controllo pubblico. C’è stata un’adesione forte dei cittadini e per questo ci auguriamo che il referendum venga indetto. Ricordiamoci che si scrive acqua ma si legge democrazia”.


















