Acqua pubblica, il comitato viterbese spara a zero su Mazzoli e il Pd
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Gli Stati Generali La Fune
Anche "Non ce la beviamo" scende in campo per contestare duramente gli emendamenti che cancellerebbero l'articolo 6 dal disegno di legge a tutela dell'acqua pubblica

Dopo la Cgil di Viterbo anche il comitato ‘Non ce la beviamo’ interviene in merito alla questione del decreto legislativo sull’acqua pubblica in discussione in una commissione parlamentare. Decreto del quale è stato chiesto tramite un emendamento, lo stralcio dell’articolo 6, quello che secondo i fautori del disegno di legge presentato nell’allora 2007, garantisce proprio l’affidamento dei servizi idrici solo e unicamente a enti di diritto pubblico, pienamente controllati dallo Stato.

Secondo il comitato, infatti, l’articolo in questione “avrebbe fatto sparire dalla gestione dell’acqua Società sia a capitale pubblico che privato”, magari creando problemi in territori come il nostro, dove il servizio idrico di molti comuni della provincia è gestito da una spa a controllo pubblico (con un consiglio dei soci formato proprio dai sindaci a cui è rivolto il serivizio). Per il comitato, invece, “ogni giorno Governo e Parlamento non ci fanno mancare prova di come venga calpestata la volontà dei cittadini”, mettendo da parte il risultato di quello che è stato il referendum sull’acqua pubblica, dove tantissimi cittadini hanno espresso la volontà di mantenerlo bene comune.

“Ci siamo soffermati – dichiara il comitato – sull’appassionata difesa che il deputato Mazzoli riserva alle azioni intraprese dal suo partito e in particolare all’uso di questa sua frase: ‘Certamente non siamo disposti a cedere sotto i colpi della demagogia su un tema così sensibile per la qualità della vita dei cittadini’. Nel far presente all’Onorevole che i cittadini sono incapaci di intendere e di volere e che la loro scelta l’hanno già fatta, vorremmo, rivolgergli queste domande e dedicargli le seguenti valutazioni”.

“Caro Deputato – chiedono – per lei, quindi, si tratta di demagogia il voto di 27 milioni di italiani sul referendum per la gestione pubblica dell’acqua? È questo il rispetto che il suo partito ha per la democrazia? Altro che Partito Democratico, leggendo il suo articolo ci viene in mente Alberto Sordi nel Marchese del Grillo con la sua famosa frase ‘Perchè io so io e voi non siete un…’. Se il suo comunicato voleva fare chiarezza in una cosa, forse, ci è riuscito: i viterbesi hanno capito che il partito a cui Lei appartiene ha tradito la loro volontà e, di conseguenza, la loro fiducia”.

“Il dizionario di italiano traduce la parola demagogia con: ‘forma corrotta di democrazia in cui i governanti fanno promesse e concessioni alle masse popolari al solo fine di mantenere il proprio potere’. Riteniamo, quindi, che questa parola non possa che essere usata nei confronti di chi il potere lo esercita. C’è, invece, un’altra parola sulla quale riflettere: Ipocrisia, simulazione di buoni sentimenti, di buone qualità o di buone intenzioni. Questa ci ricorda le bandiere del suo partito nelle piazze.”

“I Comitati per l’Acqua Pubblica – conclude il comitato viterbese – insieme alle forze politiche che in Parlamento li sosterranno, continueranno la loro battaglia per l’acqua come bene comune nonostante gli emendamenti, i muri che questo Governo sta erigendo contro questo progetto, e le parole impropriamente pronunciate.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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