
VITERBO – A lanciare un tema di quelli che scottano nella campagna elettorale delle regionali ci pensa il comitato per l’acqua pubblica Non ce la beviamo. Lo fa chiedendo ai candidati in corsa di esprimere pubblicamente la propria posizione sul tema della gestione della risorsa idrica.
“Il modello fondato sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche ha fallito e non poteva essere altrimenti, dato che l’acqua è un monopolio naturale che, già di per sé, non può rispondere alle logiche di mercato.
Inoltre, il riscaldamento globale e l’aumento dei consumi stanno portando ad una crisi idrica globale (Rapporto mondiale delle Nazioni Unite) che non può essere affrontata con le logiche del profitto in quanto la domanda di risorsa eccede di molto la naturale disponibilità.
In generale, la strategia politica dei Governi nazionali, regionali e locali è sempre la stessa da 30 anni: a) mancata pianificazione delle risorse idriche; b) mancati investimenti nelle azioni di riduzione delle perdite, nel risparmio/riuso e nella depurazione delle acque; c) privatizzazione degli invasi artificiali e del Servizio Idrico Integrato come soluzione.
In verità, è da tempo chiaro a tutti che la privatizzazione si è rivelata essere il problema e non la soluzione, come indicato dal popolo italiano con il voto ai referendum del 2011.
Ancora oggi i Governi – Meloni in continuità con Draghi – continuano a negare tale evidenza, addirittura cercando di impedire tramite il decreto concorrenza la gestione pubblica dell’acqua. Nel Lazio si era addirittura provato ad anticipare i tempi inseguendo il modello dell’ATO unico gestito da ACEA S.p.a., abdicando anche alle proprie funzioni di pianificazione, indirizzo e controllo. Un tentativo sventato grazie
alla Legge di Iniziativa Popolare 5, che, se attuata, avrebbe permesso di affrontare le criticità che, come comitati e associazioni per l’acqua pubblica, sentiamo il dovere di evidenziare e di portare all’attenzione di candidate e candidati”


















