
Un grande abbraccio, le istituzioni del Viterbese che si mettono intorno a un tavolo e al centro temi di stretta attualità: immigrazione, accoglienza, integrazione.
E’ questo il flash sulla giornata di oggi presso l’Auditorium di Valle Faul. Un’iniziativa voluta da Fondazione Carivit e organizzata dalla cooperativa sociale Gli Aquiloni, che ha scelto di affidarsi alle facce e allo stile dell’associazione Juppiter.
Un mosaico di storie, colori, speranze. Un momento d’incontro. Sul palco il prefetto Rita Piermetti, il presidente della Provincia Mauro Mazzola, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, il vescovo Lino Fumagalli e il proprietario “di casa” Mario Brutti.
A intramezzare il tutto, creando il giusto clima, contributi video che hanno messo in gioco roba del tipo: Martin Luther King, le Olimpiadi di Berlino del 1938 con quel mito di Jesse Owens che smonta l’idiozia della razza ariana vincendo una serie di ori davanti agli occhi esterefatti di Adolf Hitler, e un intervento di alto livello firmato da Massimo Cacciari. La scritta gigante ‘Mio fratello che guardi il mondo’, titolo scelto per l’evento, a tracciare la cornice. I sorrisi dei ragazzi della Penny Wirton Viterbo, che dalle 15 alle 17 hanno spostato la loro tradizionale lezione del mercoledì pomeriggio dalla Casa delle Arti del Pilastro proprio nei locali dell’ex mattatoio, a rendere più reale il tutto.
Poi gli interventi. Tra cui quello davvero bello del vescovo Lino Fumagalli. Che proprio nel vide di Cacciari trova l’attacco giusto per snocciolare, in un pugno di parole, una prospettiva illuminante. “Tendiamo sempre più all’individualismo e da questo deriva la povertà relazione, il pericoloso relativismo morale e conoscitivo che sembra prendere sempre più spazi nel nostro tempo”, l’esordio di monsignor Fumagalli. Cita Bauman, la società liquida. Poi continua: “Non c’è un io se non in relazione di un tu. La verità profonda è che abbiamo bisogno degli altri e la cultura dell’accoglienza è l’unica strada che permetterà a ognuno di noi di realizzare ciò che è chiamato a essere per il futuro. Quando incontriamo i nostri fratelli immigrati dando riceviamo. L’individualismo rende idioti. E poi chi ci dice che tra cinquanta anni non saremo noi a premere sui confini dell’Africa?”.
Il prefetto sottolinea l’importanza dell’accoglienza diffusa e si augura che ogni comune farà presto la sua parte. Traccia un elogio del volontariato, che rende possibile la migliore accoglienza. Plaude all’esempio del Comune di Orte, quello che più ha aperto all’integrazione. Michelini invita a pensare Viterbo come città aperta. Mazzola si dichiara pronto a reagire di fronte a manifestazioni contro l’accoglienza con altre manifestazioni.
Suonano le note di “Esseri umani” del “roncionese” Mengoni. Tutto il mondo canta, in un italiano quasi perfetto. Parte del merito è dei volontari della Penny Wirton Viterbo che stanno insegnando la loro lingua a chi il mercoledì si siede ai banchi della Casa delle Arti. E’ un dono importante il loro perché, citando secco Eraldo Affinati (l’ideatore della scuola), “La lingua è la casa del pensiero”. Poi l’aperitivo multietnico, perché la speranza si coltiva anche con la festa.


















