AAA acqua termale cercasi. Due pozzi da chiudere ci fanno perdere 3 litri al secondo
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Nonostante Viterbo ha un bacino termale molto più grande di realtà come Chianciano Terme il vero problema per la realizzazione della tanto cantata città termale rischia di essere proprio l'acqua.
Terme dei Papi

Il Risiko del termalismo viterbese sta per iniziare. Mentre si attende di vedere come si andranno a posizionare i diversi imprenditori decisi a investire nell’acqua termale made in Tuscia, può essere di una qualche utilità puntare i riflettori su una notizia: esistono due pozzi inutili che sprecano, nel loro complesso, tre litri di acqua al secondo.

 

Sono il frutto di vecchie concessioni mai utilizzate concretamente e del lavoro di alcuni imprenditori locali che fiutarono il business del termalismo negli anni Ottanta e Novanta ma poi lasciarono perdere. Un pozzo si trova sulla Cassia Nord, vicino all’ex Hotel Oasi. Chi è esperto di termalismo viterbese e appassionato a questo tipo di storia lo chiama “pozzo Danti”, dal nome dell’imprenditore che lo fece realizzare. Oggi è abbandonato a se stesso, andrebbe chiuso e disperde la bellezza di due litri al secondo. Non proprio poco se si considera che tutto il “cucuzzaro” del bacino termale di Chianciano Terme vale dieci litri al secondo.

 

L’altro si trova sempre sulla Cassia Nord ma qualche centinaio di metri più avanti. E’ chiamato “pozzo De Nicolò”, sempre dal nome dell’imprenditore che lo fece scavare. Questo disperde inutilmente un litro di acqua al secondo. Se il Comune di Viterbo imponesse la chiusura di questi pozzi, come la legge gli consentirebbe di fare, avremmo recuperato tre litri al secondo da mettere a frutto nello sviluppo di questa nuova ondata di business termale.

 

Per l’amministrazione Michelini, alle prese con una partita difficile per il rilancio del termalismo, a causa di una risorsa, l’acqua termale, resa carente dallo strapotere (legittimato da una sentenza del Tar) di Terme dei Papi, anche il recupero di tre litri al secondo potrebbe essere cosa buona. Oltre che giusta.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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