

Il Risiko del termalismo viterbese sta per iniziare. Mentre si attende di vedere come si andranno a posizionare i diversi imprenditori decisi a investire nell’acqua termale made in Tuscia, può essere di una qualche utilità puntare i riflettori su una notizia: esistono due pozzi inutili che sprecano, nel loro complesso, tre litri di acqua al secondo.
Sono il frutto di vecchie concessioni mai utilizzate concretamente e del lavoro di alcuni imprenditori locali che fiutarono il business del termalismo negli anni Ottanta e Novanta ma poi lasciarono perdere. Un pozzo si trova sulla Cassia Nord, vicino all’ex Hotel Oasi. Chi è esperto di termalismo viterbese e appassionato a questo tipo di storia lo chiama “pozzo Danti”, dal nome dell’imprenditore che lo fece realizzare. Oggi è abbandonato a se stesso, andrebbe chiuso e disperde la bellezza di due litri al secondo. Non proprio poco se si considera che tutto il “cucuzzaro” del bacino termale di Chianciano Terme vale dieci litri al secondo.
L’altro si trova sempre sulla Cassia Nord ma qualche centinaio di metri più avanti. E’ chiamato “pozzo De Nicolò”, sempre dal nome dell’imprenditore che lo fece scavare. Questo disperde inutilmente un litro di acqua al secondo. Se il Comune di Viterbo imponesse la chiusura di questi pozzi, come la legge gli consentirebbe di fare, avremmo recuperato tre litri al secondo da mettere a frutto nello sviluppo di questa nuova ondata di business termale.
Per l’amministrazione Michelini, alle prese con una partita difficile per il rilancio del termalismo, a causa di una risorsa, l’acqua termale, resa carente dallo strapotere (legittimato da una sentenza del Tar) di Terme dei Papi, anche il recupero di tre litri al secondo potrebbe essere cosa buona. Oltre che giusta.

















