A Valle Faul un Grande Museo della Ceramica, Viterbo potrà raccontare una grandiosa storia che la lega a Federico II
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VITERBO - Il Museo di via Cavour sarà trasferito nello spazio espositivi di Valle Faul di proprietà di Fondazione Carivit.

VITERBO – Un grande Museo della Ceramica sta per nascere nel capoluogo della Tuscia. A realizzarlo sarà Fondazione Carivit che, proprio in questi giorni, ha incassato dal Comune di Viterbo l’autorizzazione al trasferimento del museo già esistente a Palazzo Brugiotti su via Cavour presso il Centro di Valle Faul. 

Fondazione Carivit è proprietaria del Museo di via Cavour e dell’immobile di Porta Faul ma ha “in pancia” tutta una serie di beni in ceramica in comodato d’uso da Palazzo dei Priori. Da qui la necessità dell’accordo del Comune. 

Lo spostamento lascia presagire la nascita di un Grande Museo della Ceramica. La struttura dell’ex mattatoio di Faul si presta sicuramente meglio a spazio espositivo, è facilmente raggiungibile e rappresenta uno spazio espositivo migliore sotto tutti i punti di vista. Questa è l’occasione per un’importante struttura narrativa e costruzione di un’accattivante comunicazione del museo che ha tanto da raccontare ai viterbesi e ai turisti. 

Il capoluogo della Tuscia ha perso la memoria della sua importanza nella storia della ceramica. Proprio questo andrebbe recuperato. Pochi forse sanno che Viterbo nel 1240 circa ottenne il privilegio imperiale, rilasciato dallo stupor mundi Federico II, di tenere una delle grandi sette fiere di ceramica concesse nei territori sottoposti al suo dominio. E proprio in quegli anni nasce, per contaminazione tra le maestranze locali e quelle arabe arrivate con l’imperatore, la viterbesissima Zaffera. Il colore blu che la caratterizza arriva proprio dal mondo islamico. 

Tra la produzione in loco e le fiere imperiali Viterbo divenne un centro di grande presenza di ceramiche. Una storia di livello internazionale, tutta da raccontare. E questa volta l’occasione c’è davvero. 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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