A tutta "monnezza", questa è la tagliata etrusca di strada Signorino
Cassonetto bruciato e cavallo
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Strada Signorino, via di raccordo tra la città di Viterbo e la sua campagna, è la cartina di tornasole che più di qualcosa, nel servizio di raccolta rifiuti, non va. La foto di apertura è eloquente: un cavallo che pascola a un metro da un cassonetto dato alle fiamme.

Cassonetti dati alle fiamme e un cavallo che pascola lì, a un metro. Plastica sparsa per i campi,fino ad arrivare a incastrarsi tra i rami degli alberi e rifiuti accatastati. Poi c’è un televisore, testimoni oculari ci dicono essere lì da 10 giorni. Ogni mattina un camion di Viterbo Ambiente ci passa vicino, lo sfiora. Non pensa neanche di raccoglierlo, forse non è suo dovere. Forse pensare che possa segnalarlo a qualche collega addetto a queste mansioni è chiedere troppo.

Welcome in strada Signorino, via di raccordo tra la città di Viterbo e la sua campagna. Luogo suggestivo, caratterizzato da quella che viene definita una “tagliata etrusca”. In pratica due costoni di roccia tufacea all’interno dei quali corre la strada. Per gli antichi popoli che abitarono secoli fa questi luoghi quella che oggi noi chiamiamo strada Signorino era una via sacra. Ora c’è tanta immondizia che svolazza e la magia del posto è di fatto profanata da una modernità cafona. Anche da un servizio raccolta rifiuti che proprio impeccabile non sembra essere. I sacchetti dei rifiuti vengono rotti dagli animali e tutta la plastica va in giro nei campi. Così anziché differenziare ci troviamo a disperdere nell’ambiente immondizia non biodegradabile. Al cartello che intima il divieto di scarico e minaccia multe ai trasgressori è appeso un controcartello: “Quando finirà questo spettacolo?”.

“Si può fare di più”, parafrasando il celebre brano Morandi-Tozzi-Ruggeri. Intanto se qualcuno avesse bisogno di un televisore sa dove trovarlo.

Gli Stati Generali La Fune
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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